The Fest 16 – 27/28/29.10.2017 (Gainesville)

Finito il Pre-FEST, c’è il cambio di location per l’evento principale, il FEST. Sveglia, colazione, e si parte: ci attendono circa due ore di macchina, risate e di paesaggi mozzafiato prima di raggiungere Gainesville. Rispetto a Miami o Little Ybor, la temperatura è decisamemente più bassa, pur restando piacevole.
Rapido check in albergo e si decide di andare subito verso il centro ad incontrare il resto del contingente italiano per andare al punto di accoglienza e fare una bella scorpacciata di dischi. I concerti del FEST ruotano attorno a una decina di locali situati nei pressi della Main Street cittadina, più lo stage principale situato all’aperto nella piazza dedicata a Bo Diddley.
Nonostante il pubblico presente sia aumentato esponenzialmente, anche al Pre-Fest l’ ingresso ai club è stato – nonostante i controlli direi ossessivi – quasi sempre immediato, rendendo l’attesa tutto sommato accettabile.

DAY 1

Teenage Bottlerocket @ High Dive – Nonostante la vastissima scelta di band presenti al Fest, uno dei miei chiodi fissi era vedere in tutte le salse possibili i Teenage Bottlerocket. La salsa del DAY 1, dice che i TBR suoneranno tutto TOTAL, mica cazzi. Mi presento puntualissimo all’ High Dive e prendo posizione: non troppo vicino alla calca, ma neanche troppo lontano dal palco. Non c’è alcun dubbio che TOTAL sia il loro album più bello e la loro performance è stata di livello, confermando le ottime impressioni dei giorni precedenti.

The Flatliners @ Bo Diddley Plaza – Band di punta del Mazzacore, i Flatliners hanno avuto l’onore di suonare nel main stage. Visti qualche mese fa a Milano, pur non essendo proprio nelle mie grazie devo dire che hanno fatto davvero un gran bel concerto: massicci, compatti e super-rodati per la gioia dei numerosissimi fan che affollavano le prime file. Non segnalo nessun momento top in particolare visto che non li conosco bene, ma il sorriso del Mazza-nazionale vale mille impressioni.

Hospital Job @ Bocafiesta/Palomino – In ottima forma. Passati dall’Italia recentemente, anche questa volta mi fanno una bella impressione. Ok, sembra un po’ di risentire le melodie dei Copyrights (chi scrive i pezzi alla fine è la stessa persona) ma con un’approccio più “zozzo”: portano comunque a casa dignitosamente un bel concerto. Bravi.

Snapcase @ Bo Diddle Plaza – Un tuffo nostalgico. Ricordo i pomeriggi da ragazzino a consumare Progression Through Unlearning, forse uno dei primi dischi a gettare le basi del filone (diventato poi una cagata) del metalcore. Il tempo passa, loro si son sciolti un paio di volte e sinceramente pensavo di trovarmi di fronte a una band “rammollita”. E invece cazzo, che botta! Hanno fatto un gran bel concerto, 40 minuti grintosi, sventolando in alto la bandiera dell’ old school. Bomba.

Hot Water Music @ Bo Diddle Plaza – Purtroppo loro sono stati una mezza delusione. Si presentano in formazione rimaneggiata vista l’inaspettata assenza di Chris Wollard (qualche giorno dopo è uscito il communicato dove lo stesso dichiara di aver bisogno di staccare la spina per un po’) e la band ne soffre tanto. La mancanza della seconda chitarra si fa sentire parecchio, facendo perdere un po’ di “tiro” alla band nonostante ce la mettano davvero tutta. A metà concerto c’è una piacevole incursione di Dan Andriano e poco dopo, a risollevare la situazione, spunta Chris Creswell dei Flatiners alla seconda chitarra. E la musica cambia decisamente. Peccato perchè in full line-up per tutto il concerto sarebbe stata un’altra storia. Sinceramente, credo che di più non potessero fare, spero di riverderli in una situazione differente visto l’amaro in bocca di un concerto un po’ monco.

88 Fingers Louie @ 8 Seconds – Mi avvio all’ 8 Seconds per evitare bagarre prima del conceerto dei Lillingtons, non particolarmente interessato al loro concerto. Nonostante ciò, sorseggiando l’ennesima PBR nello spazio all’aperto del locale, tendo l’orecchio verso il palco. Riconosco qualche pezzo vecchio ma anche diversi dall’ultimo Thank you for Being a Friend. Nessun entusiasmo particolare da parte mia, ma vedo tanta gente super-gasata, meglio così.

Sunshine State @ Durty Nelly’s – Gli 88 Fingers Louie non mi stanno entusiasmando, ho un piccolo buco e seguendo il consiglio del buon Max Rozzo si va a vedere i Sunshine State. Non li conosco minimamente, ma Max ci fa sapere che il batterista della band è Warren Oakes, storico ex degli Against Me!. Mi fa sorridere e riflettere, perchè penso al delirio di folla ad assistere agli AM! alla Bo Diddley Plaza e alle poche decine di persone presenti per loro, nonostante siano davvero molto bravi. Alla fine per suonare devi essere fortemente stimolato e soprattutto devi divertirti, se manca tutto ciò meglio fare un bel passo indietro e ripartire con entusiasmo e umilità dai piccoli club. Un’altra piccola piacevole sorpresa del Fest.

The Lillingtons @ 8 Seconds – In chiusura del mio primo giorno del Fest, ci sono ancora i Lillingtons e tocca di nuovo a loro farmi battere il cuoricino.

Non poteva concludersi in maniera migliore, davvero. L’ 8 Seconds adesso è imballatissimo, fa un caldo pazzesco ma riesco a ritagliarmi un angolino dove si respira e dove riesco a vedere benissimo tutto il palco. Salgono sul palco, partono con Drawing Down The Star e scatta di nuovo la magia. Emozioni allo stato puro, pezzo dopo pezzo. Ok, set praticamente identico a quello Pre-Fest, ma a questo giro hanno suonato molto ma molto meglio: precisi, dritti e meravigliosamente quadrati. A quanto pare li vedremo in estate da queste parti (!?!?).

DAY 2

Horrible Things @ Loosey’s – Il giorno 2 parte da questa band di Chicago. Durante il Pre-Fest avevamo conosciuto in albergo il bassista, Ryan, che ci ha parlato della sua band, dove suona tra l’altro il batterista degli Off With Their Heads. Visto che Ryan si dimostra super simpatico, vado a vederli e supportarli; devo dire che mi fanno una bella impressione. Ok, è quella roba che in USA viene chiamata anche “Midwest” (da noi è mazzacore) ma suonano molto bene e stranamente non sono pallosi. Promossi.

Teenage Bottlerocket @ Bo Diddley Plaza – Ed ancora una volta Bottlerocket! A differenza del DAY 1, lo slot era di ben 1 ora, oltre alla solita scaletta e qualche pezzo in più hanno dedicato molto tempo a sparare cazzate, e si sa che Ray quando si mette d’impegno è davvero un maestro. Pur mancando l’effetto sorpresa, nonostante Ray e Kody fossero un po’ in sofferenza con la voce, mi hanno gasato vista l’ottima prestazione: chi ha già visto almeno una volta i TBR sa cosa intendo.

Off With Their Heads @ Bo Diddley Plaza – Anche gli OWTH erano tra i gruppi che maggiormente mi interessava vedere. Avevo il timore che potessero soffrire il palco grande, e invece tengono botta alla grande. Scaletta e copione intendico al Pre-Fest: Clear The Air e Ryan a cantare in mezzo al pubblico. Top.

Beach Slang @ Bo Diddley Plaza – Il clima inizia ad essere meno mite ma visto l’inverno che mi attenderà a Milano, sono dell’idea che restare all’aperto è ancora l’opzione migliore. Riparto quindi dai Beach Slang in Bo Diddley Plaza, e me li rigusto volentieri. Come quasi tutte le band, che suonano più volte tra Fest e Pre-Fest, non colgo grosse differenze nella scaletta pur non conoscendoli: stesse battute, stesse gag (vedi gli stacchetti con i pezzi di Santana), tuttavia la loro performance mi piace anche questa volta, e rientrano a mani basse tra le migliori band viste in questa lunga maratona musicale.

BOIDS @ Durty Nelly’s – Decido di andare a vedere i canadesi BOIDS (nome super-nerd, complimenti) della Stomp Records (Isotopes, Real McKenzies ecc) perchè tempo fa avevo scambiato due chiacchiere con il cantante per fare qualche data in Italia; ricordo che mi era sembrato molto simpatico, peccato non riuscii a concretizzare (mai fare tour in Italia in estate: ragazzi è una regola). Hanno la sfiga clamorosa di essere in contemporanea con gli Against Me! ritrovandosi così a suonare davanti a una decina di persone. Ed è un peccato, perchè nonostante le troppe cazzate sul palco, fanno un bel concerto. La band è valida e i pezzi hanno quel retro-gusto un po’ alla Ramones e un po’ HC che non sono niente male. Sfigati.

The Penske File @ Bocafiesta/Palomino – Già visti qualche anno fa a Milano, ma sinceramente non ho un ricordo vividissimo di quella serata infrasettimanale al Blue Rose. Visto che prendono bene a tutti, decido di seguire la compagnia e vado a vederli anche io. Non mi entusiasmano particolarmente, ma non mi lasciano neanche indifferente. Son super rodati visto che son sempre in tour e si vede; saltano, cantano, urlano e si dimenano: la mia parrocchia è differente, ma sanno il fatto loro. Li rivedremo presto in Italia con il buon Matt Gyver ad accompagnarli in tour.

Career Suicide @ 8 Seconds – Qualche giorno prima di partire per la Florida il mitico Jimmy Vapid mi manda una mail: “Mi raccomando vai a vedere i Career Suicide, sono dei miei amici e spaccano”. Salvo il memo nell’app ufficiale del Fest, onestamente con non molta convinzione nonostante di Jimmy ci si può fidar ciecamente. Per chi come me non li conoscesse, i CS sono un gruppo hardcore old-school canadese con i controcazzi ( mi ricordano vagamente i Circle Jerks e perchè no, anche gli Off!)  che ha girato mezzo mondo e pubblicato una miriade di album e singoli. C’era davvero tanta gente a vederli: cinque secondi dopo che salgono sul palco scatta il pogo selvaggio, circle pit infernale e io fuggo mantenendo la distanza di sicurezza. 40 minuti di set super energico a dimostrare che il saggio Jimmy non sbaglia mai un colpo. Grazie.

The Dopamines @ High Dive – Vincono a mani basse il premio “Live più divertente del Fest”. Potrebbe concludersi così questa micro-recensione, chi conosce la band sa cosa aspettarsi. Visti diverse volte negli ultimi tour europei e il loro trucco è semplice : prima del concerto si sbronzano da far schifo e quando son ridotti come le merde iniziano a suonare. Facile, no? Anche questa volta la loro tecnica funziona strepitosamente, sarà stato anche grazie a una scaletta tipo best-of ma l’High Dive sembrava proprio stesse per esplodere. Non suonano certamente bene per loro stessa ammissione, ma il punk rock è anche questo, no? Fantastici. Guardare questo video per credere.

DAY 3

Squirtgun (Cover Set) @ High Dive – Anche il terzo giorno inizia prestissimo, la stanchezza inizia a sentirsi – 7 giorni di fila di concerti inclusi i Pre-Pre-Fest unofficial  – ho le ginocchia di un 90enne e stare in piedi a lungo è una tortura, ma ci sono gli Squirtgun con una lineup d’eccezione: Jorge Orillac (giovanotto di Panama), i fratelli Mass e Flav Giorgini, Zac Damon e un certo Dan Panic. Insomma vale la pena soffrire un po’. Nella prima delle due esibizioni previste, gli Squirtgun hanno eseguito solo cover pescando dalle milioni di band in cui anno militato o contribuito in qualche maniera (Screeching Weasel, Queers, Common Rider, Riverdales, Mopes, Zoinks ecc ) insomma per un mezzo pesce fuor d’acqua come me è stata una benidizione iniziare così la giornata. Conservo gelosamente la setlist, rubata a Flav Giorgini. Fine concerto ci avviciniamo al loro banchetto e abbiamo modo di scambiare due chiacchiere con Mass che oltre a dimostrarsi simpaticissimo e cordiale, sfodera un italiano praticamente perfetto.

Mean Jeans @ Bo Diddley Plaza – Mi perdo i Murderburgers e faccio in tempo a vedere gli ultimi pezzi dei Vacation Bible School (fighissimi) all’High Dive prima di dirigermi verso Bo Diddley Plaza per vedere i Mean Jeans, gruppo che aspettavo con tanta voglia. L’attesa non ha deluso, band davvero incredibile. Fanno i cazzoni, forse fin troppo, ma si divertono e fanno divertire il pubblico sempre più numeroso. Pescano a giro dalla loro discografia intervallata con dei jingle che stanno componendo per ottenere un “contratto”. Al momento del Fest, hanno tentato con la Mountain Dew (che apparentemente ha ringraziato ma dato picche). Grandissimi, speriamo di rivederli presto.

Into It. Over It @ The Wooly – Non avevo idea di chi fosse, ma a volte ascoltare i suggerimenti degli amici non è così male. Ci dirigiamo verso il locale e noto una fila disumana all’ingresso (unica volta praticamente in tutto il Fest) e dopo circa 25 minuti d’attesa riusciamo finalmente ad entrare: birretta e sale sul palco un ragazzo dalla faccia pulita che ispira già simpatia. Prende in mano una chitarra acustica e tra un racconto e l’altro esegue i suoi brani, molto melodici, ma con un chiaro background punk. Cazzo, che bravo! Locale pienissimo e dico anche meritamente. Da approfondire.

Iron Chic @ Bo Diddley Plaza – Giuro. Ci ho provato a dargli una chance, ma non ce la faccio, davvero. Seconda volta che li vedo e seconda volta che mi annoiano da morire. Per carità suonano anche bene ma, come nei dischi, mi sembra di ascoltare sempre la stessa linea vocale e la stessa melodia over and over. Mi sembrano spompi e deludono non solo me – che di certo non sono un fan – ma anche molti amici che li aspettavano con ansia. Vedo comunque tanta gente presa bene che canta e si esalta, e a me va bene così.

Squirtgun @ High Dive – Dopo un pomeriggio passato a girovagare per Gainesville saltando da un concerto all’altro, si ritorna all’High Dive per rivedere gli Squirtgun, questa esibizione prevede in scaletta solo brani loro. Allergic to You, Another Sunny Afternoon, Burn For You, Mary Ann ecc ecc fino a un inaspettato momento: sale sul palco Luke dei Copyrights, e Panic passa al microfono per Guestlist. Momento di delirio generale e sento i brividi. Non so neanche perchè, però vederlo così preso bene, forse pensando ai bei momenti sul palco con gli SW, mi mette davvero di buon umore. Chiusura con Social e tutti al bar, super sorridenti. Gran bel concerto, anche a questo giro!

The Copyrights @ High Dive – I Copyrights sono praticamente gli ultimi “big” rimasti. Visto che sono dei beniamini per il popolo del Fest, l’High Dive è ormai pieno all’inverosimile. Tutto il mondo è lì, spintoni, caldo asfissiante e mancanza di ossigeno mi spingono a guardare il concerto solo a tratti per poter rifiatare. Mi dispiace perchè per quello che sono riuscito a sentire ( pezzi presi da un po’ tutta la discografia) hanno fatto davvero un gran concerto. In fondo li ho visti diverse volte in Italia e Spagna e non sono particolarmente afflitto; ci sarà occasione di rivederli presto, ne sono sicuro.

I Like Allie e Red Car Burns @ Loosey’s – Siamo al mio amato Ligera oppure in Florida? Una bella coincidenza (?) fa in modo che a chiudere il “mio” Fest ci siano due band italiane di amici, oserei dire “locals”. Gli I Like Allie li seguo ormai dall’inizio e dopo aver avuto modo di dargli una mano nella pubblicazione dell’album è una piccola soddisfazione poterli vederli anche in questo contesto. I RCB invece li ho visti più in USA (3 volte in 7 giorni) che in Italia; in questi giorni trascorsi insieme ho avuto modo di conoscerli un po’ meglio e di apprezzarli anche nell’ambito musicale. Le loro performance? Sinceramente nel contesto che si era creato al Loosey’s è stato un aspetto secondario, c’era un atmosfera unica, eravamo tutti amici, tutti insieme felici per il momento ma con il cuore un po’ triste e consapevole che il Fest e la vacanza erano giunti alla fine.  Sicuramente uno dei miei momenti preferiti di tutta l’avventura.

Considerazioni sparse:

    • Son davvero necessarie 400 band in 5 giorni? Dico forse. E’ vero, c’è un ampia scelta ma ci sono anche tante fastidiosissime sovrapposizioni anche per chi come me aveva “poche preferenze”. Ed è sempre un dilemma scegliere.
    • Mmm.. ha molto senso vedere 4 giorni di fila la stessa band?
    • Odio fare l’italiano a tutti i costi ma la fame e la fretta mi portava spesso a mangiare una pizza al volo; non capirò mai perchè in Florida devono caricare il pomodoro con zucchero, una montagna di pepe nero e il peperoncino.
    • Dei ragazzi di Cincinnati, mi raccontavano che quando i Dopamines suonano in casa pochissima gente va a vederli. Erano un po’ sbronzi quindi poco attendibili ma mi chiedo: Coincidenza o Nemo propheta in patria ?

Mi rendo conto di aver scritto davvero tanto, se stai leggendo e sei arrivato fino in fondo, tanta stima per te e grazie per la pazienza. Ho cercato di riassumere il più possibile, spendendo due parole per ogni band vista e spero di essere riuscito anche in minima parte a rendere l’ idea di cosa è davvero il Fest. E’ stata una bella esperienza e nonostante lo scetticismo iniziale ammetto di essermi divertito. E’ stato bello vedere anche tanti amici, conoscere persone valide, vedere tante ottime band e scoprirne altrettante interessanti.
Esperienza da rifare? Non lo so, di sicuro mi sento di consigliarvi di andarci almeno una volta nella vita!

Groezrock 2014 – Meerhout (Belgium)


Ho sempre odiato i festival. O meglio i festival mi hanno sempre odiato e ho sempre cercato di evitarli come la peste. Perchè? Perchè ricordo l’ Heineken Jammin Festival del 1999: biglietti rubati. Perchè ricordo il Rock In Idrho del 2012: festival sospeso per due gocce d’acqua, ero lì solo per i Rancid..feci in tempo ad ascoltare una (giuro, una sola!) canzone dei Sum 41. Due esperienze, due fiaschi clamorosi. Ma quest’anno il Groezrock, presentava due nomi sufficienti a superare le mie paranoie e il mio odio per i luoghi troppo affollati: DESCENDENTS e SCREECHING WEASEL. Degli altri gruppi sinceramente mi interessava ben poco… ma alla fine una mini-vacanza con gli amici ci sta, si fa quindi la macchinata e si parte per Meerhout, Belgio.

 

Perchè in Italia i festival sono i crisi? Risposta: andate al Groezrock ( a questo punto il dubbio viene per qualsiasi festival fuori dall’Italia) e capirete il perchè. Mai vista un’organizzazione così efficiente a 360°. Insomma, avete presente il Rock In Idrho? Tutto il contrario.Vista la presenza contemporanea al festival sia mia che di Enri.. prossimamente (?!?!) ci sarà anche il suo report.

02 Maggio 2014

THE MENZINGERS

Il viaggio massacrante da Milano verso Meerhout non ci consente di arrivare all’apertura dei cancelli, quindi tra una cosa e l’altra arriviamo nei pressi dell’area fest quando già hanno iniziato i Menzingers. Ho più volte scritto tra queste pagine di non essere un grande fan di questa nuova “ventata” punk-rock che viene dagli USA, ma devo ammettere che questi barbuti americani sono validi. Ho ascoltato un paio di volte Chamberlain Waits e On the Impossible Past e riconosco qualche pezzo. Immagino abbiano fatto anche pezzi del nuovo album appena pubblicato. La gente apprezza, io apprezzo la birretta nonostante il vento gelido che mi taglia la faccia in due.

THE LAWRENCE ARMS

Forse il gruppo che mi incuriosiva vedere di più. Non sono mai stato un loro grande fan, nonostante ne riconosca il valore assoluto, e di sicuro erano tra gli ospiti più attesi visto le tante persone super-gasate per loro. Seguo il gruppo di amici e mi piazzo tra le prime file e riconosco dei pezzi di Oh Calcutta e dall’ultimo Metropole, ma non abbastanza da sapere i nomi. Sono certo che Enri vi darà maggiori dettagli. Che dire… ottima presenza scenica, ottima padronanza sul palco (Brendan Kelly spavaldo!), linea ritmica spettacolare, mi godo il concerto e mi riprometto di dare un ascolto più attento ai Larry Arms. Da lì a qualche ora, nel tendone del Merch, becchiamo Brendan visibilmente alticcio e lo placchiamo per qualche minuto per fare qualche foto-ricordo e scambiare due chiacchiere. Ci confessa che vorrebbe suonare in Italia, ma nel Belpaese i Lawrence Arms hanno ricevuto sempre poca risposta..e non vogliono rischiare.
Inoltre, pare si stia trasferendo in Italia con tutta la famiglia e vorrebbe fare qualche concerto acustico qui. Gli ho proposto 200 euro, per partecipare a una delle I BUY RECORDS NIGHT. Vi farò sapere.

IRON CHIC

Finiscono i Lawrence Arms, e corriamo verso l’Etnies Stage per gli ultmi minuti degli Iron Chic. Qualche giorno prima avevano suonato a Milano ma li avevo persi. Nati da una costola dei Latterman (che 10 anni fa nessuno si inculava) questi ragazzi hanno fatto uno show pazzesco. Basso scorreggione, chitarre incastrate da manuale tra distorsioni e arpeggi, sing-a-long continuo in tutto il tendone, pubblico impazzito e stage diving come non ci fosse un domani! Cosa volere di più? Che concerto, cazzo!

ALKALINE TRIO

Tra la fine degli Iron Chic e l’inizio degli Alkaline Trio, ho avuto circa un’oretta per esplorare l’area fest, e tracannare diverse birrette per riscaldarmi un po’. Si gelava cazzo, sembrava di essere in Siberia.
Comunque gli Alkaline Trio. Da loro mi sarei aspettato molto ma molto di più. Mi piacciono tanto e questa è stata la terza volta che li vedevo dal vivo, ma sono partiti davvero davvero mosci, non ho riconosciuto This could be love. Un po’ come un motore diesel mano a mano ingranano e sparano pezzoni come She Lied to The FBI, Sadie, Dine, Dine My Darling. Chiusura bomba con Stupid Kid, Private Eye e una sdolcinatissima Radio. Avrei preferito qualche pezzo in più da Maybe I’ll Catch Fire ma tutto sommato va bene così.

DESCENDENTS

Ecco uno dei motivi principali della mia trasferta in Belgio. D-E-S-C-E-N-D-E-N-T-S amici miei. Ripeto D-E-S-C-E-N-D-E-N-T-S. Finito il turno degli Alkaline Trio, ci piazziamo in prima fila per gustarci questo live. Karl Alvarez vestito da eschimese, Stephen Egerton e Bill Stevenson per un veloce sound-check.
Dopo circa 10-15 minuti spuntano
Scompaiono e dopo un po’ spuntano sul palco con Milo. Ed è boom! Che concertazzo!!!!! Posso dire scaletta perfetta? Dato il tempo a disposizione direi di si, anche se qualcosa in più da Everything Sucks e Cool To Be You non mi sarebbe dispiaciuto. Che carisma il Milo, ragazzi!
Si muove, si agita e si diverte come un ragazzino, zero chiacchiere e una dietro l’altra le chicche che volevo sentire I Wanna Be A Bear, I’m The One, Coffee Mug, Suburban Home, Nothing With you (batticuore, cazzo!), When I get old, Talking, Thank You, I’m not a Loser ecc ecc. Bello come mi aspettavo, e molto emozionante. Mi chiedo se un giorno avremo il lusso, di poterli vedere in Italia.

NOFX

Non sono mai stato un loro grande fan. Anzi, odio i loro fan, li reputo i peggiori dell’universo. Ma una volta che sono lì, decido che alla fine posso anche vederli; è il ventennale di Punk In Drublic ed è un album che in fin dei conti mi piace. E’ mezzanotte quando salgono sul palco e scatta subito il delirio, indietreggio e cerco la mia oasi per godermi il concerto. Ma è davvero difficile. Trovo un angolo con una buona visuale? Tiè, si piazza il rastone davanti, ed è sempre così per tutto il concerto.
In ogni caso la loro performance non mi ha esaltato. Anzi. Hanno sbagliato diversi attacchi (Happy Guy..ok mai eseguita dal vivo, ma da un gruppo come loro pagato profumatamente mi aspetto molto di più), Fat Mike strafatto con il naso rosso come un Habanero preferisce fare il cazzone sul palco anziché suonare. Il pubblico gradisce ma questa cosa mi irrita, non ci posso fare niente. Ma alla fine la mia opinione conta poco, il pubblico si diverte e i pezzi fichi comunque li suonano (Quart in Session con special guest Milo Auckerman) quindi stanchi morti, ci dirigiamo verso il parcheggio per il meritato riposo.

03 Maggio 2014

FABULOUS DISASTER        

Conoscevo ben poco di queste quattro riot-girls californiane, giusto un paio di ascolti a Put Out or Get Out, niente di più. Pur partendo un po’ prevenuto perchè non proprio rientranti nella mia limitata sfera musicale, accetto lo stesso di andare presto al festival per vedere queste ragazze, oramai signore, tanto amate da Fat Mike: alla fine è l’ultimo tour di sempre, sicuramente sarà divertente. Ed infatti è stato così, oltre a rivelarsi delle ottime musiciste sono state proprio una piacevole sorpresa, pezzi tirati, bel pogo sotto al palco, stage diving e gente contenta: tutto perfetto insomma, speriamo ci ripensino.

THE CASUALTIES

Classica band che divide. Li vidi lo scorso anno a Milano e mi fracassai le palle. Faceva un caldo bestiale, giravano brutte voci sui Jorge (qui) e tutto faceva presagire ad un epilogo simile all’anno scorso, clima polare escluso. Così colmo di dubbi e con una combo Birra + Jagermeister mi dirigo verso il palco principale per seguire i Casualties. A parte la voce urlata di Jorge, che tollero poco, secondo me i Casualties è una band formata da ottimi musicisti che ha fatto un gran bel concerto, l’unica pecca l’omaggio ai Ramones. Vi giuro, mi impegno, ci provo.. ma sentire Rockaway Beach urlata non ce la faccio. Mi arrendo.

EDWARD IN VENICE

Il buon Fra Gluesniffer mi convince a fare un salto verso il palco più piccolo del Groezrock: “E’ l’unico gruppo italiano presente, vediamo un po’“. Più mi avvicino,e più l’età del pubblico si abbassa, i ciuffi e i cappellini di traverso si moltiplicano e nonostante il freddo polare la divisa d’ordinanza è la canottierina colorata:  Ma dove sono finito? Mi bastano 2 minuti per capire che il mio posto al festival è ovunque tranne che lì. Fuggo a gambe levate e mi dirigo verso lo stand delle birre. Ne ho proprio bisogno.

SNUFF

Anche qui la noia regna sovrana. Non metto in dubbio che siano bravissimi e che piacciano tanto al pubblico, ma ritmi in levare, trombette e tastiere sono troppo per me. Quando pestano con due chitarre, riesco quasi ad apprezzare, ma non fanno proprio per me. Fisso l’orologio in continuazione, e conto i minuti che mi separano dagli SW.

ALL

In pratica sono i Descendents senza Milo ma con il barbuto Chad alla voce che suonano canzoni un pochino insipide. Cristo, non voglio fare lo scassa-cazzo.. sarà stata l’ansia pre-SW, o che in fondo non li ho mai ascoltati per bene..ma mi hanno annoiato. A dire il vero ho notato anche un po’ di freddezza anche dal resto del pubblico, quindi magari il mio sentimento è condiviso anche da altri. I pezzi dei Descendents sono molto ma molto più fichi.

SCREECHING WEASEL

Se non si era capito fino ad adesso, la mia attenzione, le mie forze e tutte le mie energie erano concentrate per questi 50 minuti. Ebbi la fortuna di vedere lo scorso anno gli Screeching Weasel a Santa Ana in California convinto che quella sarebbe stata l’unica possibilità della mia vita e invece no..la vita ogni tanto ti sorride e Ben Weasel & Co. decidono che dopo quasi 30 anni  forse era il caso di venire in Europa.
Ok, Meerhout non è proprio dietro l’angolo e avevo molta paura che il contesto del festival avrebbe sofferto il confronto con  il concerto di Santa Ana, ma sono stato smentito.

Prima fila obbligatoria, si forma un gruppetto compatto di italiani, un maledetto zozzone tenta invano di rubarmi il posto ma mi basta uno sguardo per fulminarlo e farlo indietreggiare. La tensione è tanta. Durante il check-sound viene innalzato il fantastico striscione opera del nostro Bucchioni e parte con un pizzico di orgoglio campanilista il coro da stadio “Bucchio-Bucchio-Bucchio“.

 

L’attesa si fa sempre più snervante, parte l’intro, fanno la comparsa Zac Damon, Mike Hunchback, Pierre Marche e Zach Poutine  e infine spunta BenI’m gonna strangle you e ciao a tutti, io non capisco più un cazzo. Mi proietto in un mondo parallelo, torno ragazzino e inizio a cantare i pezzi uno dietro l’altro, Slogans, Dingbat, Queen Kong, Supermarket Fantasy, My Right, I wrote Holden Caufield – mi commuovo come una fighetta – Veronica Hates Me, Hey Suburbia e così via..
Un concerto degli Screeching Weasel senza una polemica non è un concerto degli Screeching Weasel così Ben decide di dispensare consigli sugli effetti collaterali della Monster. Sembra gli abbia fatto gonfiare il coglione destro.
Il mio indice destro è rivolto fisso verso il palco, Ben si avvicina dal nostro lato ed esclama “Hi-Five!“. Sono convinto fosse rivolto a me. Alla fine eravamo solo io e altri 50mila sotto il tendone, non credo Ben potesse sbagliarsi. Ero io quello giusto, non c’è dubbio.
I pezzi purtroppo scorrono troppo in fretta e la fine si avvicina inesorabilmente, chiusura come da copione con Cool Kids anticipata da una polemica, questa volta verso i wavers, scenesters, shakers e poser particolarmente odiati da Ben da 3 anni a questa parte.
Purtroppo finisce il concerto e ci ritroviamo con gli altri compagni di viaggio: Ame e Luana sono diventati sordo-muti e parlano a gesti, Palmi invece parla da sola e se le chiedi qualcosa risponde con ahshs vibio fdiosdiod, incrocio anche Speciani e lo vedo addirittura sorridere, Paganelli e Giallongo invece sono così sgolati che non riescono nemmeno a bestemmiare. Si discute della scaletta e bene o male siamo tutti soddisfatti, il tempo alla fine era davvero ristretto e fare di meglio era quasi impossibile.
Il mio festival finisce qui. Non nutrivo nessun interesse verso Hives e Offspring e a maggior ragione dopo questi 50 minuti orgasmici tutto è superfluo. Si, ok gli Hives dal vivo sono una bomba, gli Offspring hanno suonato tutto Smash ma il giorno dopo c’erano ben 12 ore di viaggio in macchina da affrontare e il cuore batteva ancora forte per gli SW.
Riflessioni post-SW: in qualsiasi salsa o con qualsiasi line-up gli SW sono “LA” band. Dopo i Ramones nel mio cuore da ritardato ci sono loro, e nessuna polemica o fattaccio riuscirà a cancellare le emozioni e i ricordi  legati a certe canzoni che fanno parte della stupida colonna sonora della mia vita.
Tramite facebook, Ben ha fatto capire che ci sono davvero pochissime possibilità di un prossimo ritorno in Europa, magari dovremo aspettare altri 30 anni chi può saperlo… ma io sarò lì con un catetere attaccato e con l’indice puntato aspettando un nuovo emozionante Hi-Five.

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