Big Pre-Fest 5 – 25/26.10.2017 (Little Ybor)

Mi trovo in aereo, stanco, mezzo influenzato e mi toccano ben 10 ore d’aereo prima di rientrare in Italia. Decido che per ammazzare il tempo posso scrivere due righe sul Big Pre-Fest e sul Fest appena terminati, peccato che dopo dieci minuti con la penna in mano crollo e mi risveglio a mezz’ora dal primo scalo. Mi tocca così scriverlo durante la pausa pranzo a lavoro, cercando di essere il più sintetico possibile, il che è abbastanza difficile.

 

Il Fest è (ovviamente) un Festival che si svolge a Gainesville, Florida, organizzato da Tony della No Idea Records per la prima volta 16 anni fa; nel corso degli anni la manifestazione è cresciuta a vista d’occhio (circa 400 bands, suddivise su più locali) ampliando ulteriormente l’offerta 5 anni fa con l’aggiunta di un Pre-Fest in preparazione del grande evento di cui parlerò prossimamente.
Mi aspettavo 5 giorni di caos, delirio, file e confusione invece tutto è filato liscio.
Qualche piccolo appunto :

  • gli americani fanno sempre la fila indiana
  • puoi bere 32 PBR (birra ufficiale del doppio evento) ma non sarai mai neanche lontanamente sbronzo, avrai solo la pancia gonfia -> meglio il Fireball, vero Matt Gyver?
  • era tutto così ordinato e preciso che probabilmente una parte della città non si è accorta neanche dell’evento -> fatico a capire perchè da noi anche una partita di 3a categoria provochi disagi infiniti
  • vedere band a caso è fico
Little Ybor City

Ho fatto pochissime foto ma tanti video, sulla pagina facebook di I Buy Records li trovate quasi tutti.
Dopo le doverose premesse, vediamo un po’ come è andata.

Il Pre-Fest si svolge nei pressi di Ybor City ridente cittadina a nord-est di Tampa, con una forte percentuale di immigrati Cubani, Spagnoli e Italiani, famosa soprattutto per la produzione di sigari. Mi ritrovo così in poco tempo a chiacchierare in dialetto calabrese misto inglese con un buttafuori originario della provincia di Reggio e con una ragazza originaria di Sambiase.

I concerti si sono svolti su 4 diverse location: Crowbar, Tequila’s, The Dirty Shame e Oprheum, tutti abbastanza vicini e con capienza diversa in modo tale che “ogni band ha avuto il locale che si meritava”.

DAY 1

Off With Their Head – Foto Terribile scattata con il cellulare

Red City Radio @ The Orpheum – I primi concerti iniziano verso le 5, ma tra un bagno in piscina e l’altro la prima band che riesco a vedere sono loro. Ecco, questa è una delle band che molti amici amano ma che non mi dicono niente. Se su disco non mi sembravano proprio pessimi, dal vivo li ho trovati noiosissimi. Li noto solo per le voci a cappella alla Neri Per Caso. Ragazzi, il punk rock è altra cosa, su.

Spanish Love Songs @ The Dirty Shame – Finiti i RCR, scappo ed entro a caso in questo pub/sala biliardo per vedere un po’ questa band, non li conosco ma sono incuriosito dalla folla radunata per vederli, l’acustica lascia un po’ a desiderare ma mi avvicino lo stesso: mi sembrano abbastanza giovani e devo dire che senza dubbio sono una bella sorpresa: propongono mazzacore (ovviamente), i pezzi sono molto orecchiabili ed energici, e soprattutto si vede che si divertono e stanno facendo divertire i presenti. Bravi.

Direct Hit @ The Orpheum – Macchine da guerra. Non sono un grandissimo fan, ma questi ragazzacci hanno fatto uno show pazzesco! Il fatto che siano passati in pianta stabile in Fat Wreck è il giusto premio per una band che ha dimostrato di spaccare i culi e di meritare in pieno il successo e le attenzioni che stanno ricevendo. Suonano da veterani e con grinta da vendere.

Teenage Bottlerocket @ The Orpheum – Una delle band che mi interessava di più vedere. Visti qualche mese fa a Milano in apertura di Frank Turner, confermano di essere in ottima forma e di aver trovato un degno sostituto del compianto Brandon. Il ricordo commosso di Ray verso il gemello tragicamente scomparso è una delle scene più sincere e toccanti che ricorderò di tutto il Fest.

Off With Their Heads @ The Orpheum – Loro mi piacciono e pure tanto. L’ultima volta che li avevo visti sarà stato 6/7 anni fa allo SGA ad Arese. E’ una band che pur facendo parte del giro mazzacore ha attitudine, grinta e rabbia da gruppo punk old school. La voce graffiante e malinconica di Ryan è un pugno allo stomaco ad ogni canzone.
Durante i classici della band come Nightlife, Drive e Clear The Air scatta proprio il delirio. Degno di nota il batterista – scopro essere lo stesso degli Horrible Things – che pesta come un dannato. Ottimi e in forma strepitosa.

Against Me! @ The Orpheum – Senza dubbio gli ospiti più attesi dal pubblico. Come i Teenage Bottlerocket tra PRE-FEST e FEST suoneranno più volte e praticamente sono gli unici a non usufruire della backline ufficiale (tutta Orange, eh) per presentarsi con una montagna di Vox e Ampeg  in grado di far tremare un ponte. Non a caso, esce fuori un muro di suoni compatto e potente sotto i ritmi martellanti dettati da quel drago di Atom Willard. Laura Jane Grace & Soci spaziano lungo tutta la discografia della band e nonostante queste siano le ultime date di un tour lungo 3 mesi, si dimostrano in formissima e in alcuni tratti commoventi. Chiedete a Serena Silvakov per conferma.

DAY 2

Lillingtons Live | I Buy Records
Lillingtons Live

Western Addiction @ Crowbar – Il nostro secondo giorno del Pre-Fest inizia molto presto. Alle 3 circa siamo già al Crowbar, un posto che sa tanto di risse e pugni tra motociclisti. Sul palco ci sono i Western Addiction: li avevo visti qualche anno fa in apertura ai Lagwagon qui a Milano e confermano l’ottima impressione che mi fecero. Hardcore vecchia scuola, pochi fronzoli. Scena top del concerto: quasi a fine set il cantante, Jason Hall, sale sul bancone per fare il figo e istigare il pubblico, una volta sceso la barista tutta schifata inizia a spruzzare sgrassatore e disinfettante su tutto il balcone, imprecando come una dannata. That’s hardcore, baby!

Pkew Pkew Pkew @ Tequila’s – Non conoscevo minimamente questa band: i miei compagni di viaggio seguaci del Mazzacore me li propongono come super-band rivelazione. Considerando di avere più di un’ora di buco penso che andare al Tequila e sorseggiare un ottimo Margarita, in fondo non è una cattiva idea. Alla fine devo dire che non mi dispiacciono: certo i pezzi easy-listening e dal singalong ricercato non sono il mio pane quotidiano, ma ammetto che sono stati una piacevole sorpresa.

Pet Symmetry @ Tequila’s – Devo dire che il nome mi ha tratto in inganno. All’inizio ho pensato di aver avuto un po’ di culo di aver beccato una band vagamente ramonescore, investigando scopro invece che fanno pop-punk piuttosto mieloso al confine con l’indie. Non fanno proprio per me. Skippo alla grande e mi dirigo verso l’Orpheum.

Smoking Popes @ The Orpheum – Gli Smoking Popes sono un gruppo (o meglio una famiglia) che nel corso degli anni si è creata meritatamente una fanbase trasversale: è davvero difficile dire qualcosa di male su di loro, sarebbe difficile persino per snafu. Forse per questo pur non conoscendoli superbene, la band dei fratelli Caterer era nella mia top 5 delle band da vedere al Fest. E le aspettative non sono state deluse affatto. Gran bel concerto.

Tim Barry @ Crowbar – Ecco, qui mi cospargo il capo di cenere. Da giovanissimo Over The James e Front Porch Stories li ho consumati fino alla noia. Nel corso degli anni, son finiti un po’ nel dimenticatoio e insomma… senza mezzi giri di parole non avevo idea che Tim Barry fosse stato il cantante degli Avail.
Ok, dopo essermi umiliato pubblicamente, voglio dire che il suo show acustico è stato sicuramente il più bello visto in questi giorni in Florida. Coinvolgente ed emozionante come pochi: momento top della serata quando ha detto “Sapete qual è la decisione migliore che ho preso nella mia vita? Quando ho mollato il mio fottuto lavoro per fare questo (ndr il musicista)”. E’ scoppiato il delirio, come dargli torto?

Beach Slang @ The Orpheum – Ok. Partivo molto prevenuto ossia “Sono dei pupilli di Mazza, fanno mazzacore, quindi non possono piacermi”. Il mio approccio superficiale però si è rivelato un clamoroso boomerang; a mano a mano che lo show avanzava i pregiudizi svanivano ed era evidente che la mia opinione stava cambiando. Si, lo ammetto. I Beach Slang spaccano. E pure tanto. Ricredersi è davvero bello soprattutto quando scopri – anche se in notevole ritardo – una band così.

Banner Pilot @ Crowbar – Sinceramente mi hanno deluso molto. Non sono un fan e non mi aspettavo di cambiare idea, ammetto però che per il loro genere hanno i brani che “funzionano”; il problema è che hanno suonato davvero molto male. Essendo questa la seconda volta che li vedo e la performance è stata identica, mi chiedo se è una coincidenza oppure dal vivo non riescono proprio a rendere e dimostrare da essere un gruppo da Fat Wreck. Alla fine il pubblico era in estasi e il mio giudizio conta zero, quindi va bene così.

Against Me! @ The Orpheum – Show pressochè identico a quello del giorno 1. Niente di particolare da aggiungere a quanto già detto. Hanno spaccato come sempre, galvanizzati anche dall’aria di casa.

The Lillingtons @ Crowbar – La presenza dei Lillingtons era il motivo principale della mia partecipazione al Fest. Non che una settimana in Florida a svernare mi abbia fatto schifo ma vederli dal vivo era diventato quasi un chiodo fisso. Dopo circa 11 anni praticamente in silenzio sembra siano tornati definitivamente, pubblicando prima un 7″ e poi il chiacchieratissimo album Stella Sapiente. Si presentano sul palco forse un po’ emozionati (giustificabile) e salta subito all’occhio la presenza di Miguel dei Bottlerocket al basso. Rapido line check e si parte sulle note di Drawing Down The Star, poi Final Transmission, Codename: Peabrain e così via alternando saggiamente i pezzi dell’ultimo album ai classici della band. Degno di nota, in mezzo al pubblico e da comune mortale un Ray Rocket in formissima a pogare e divertirsi come un matto. Eroico. Finisce la serata e il nostro Pre-Fest sulle note di Lillington High.

Unico appunto: ma The Too Late Show vi fa proprio cagare? Parliamone!

Interview with I Like Allie



Hi guys, great to have you here for a chat. So let’s get things started, who is/are I Like Allie? Why this name?

I Like Allie started off as my acoustic project that I soon wanted to transform into a real band. This happened only with the arrival of Gio, Fra, Sandro and, after Sandro’s departure, Luca. I Like Allie‘s focus now is being a full electric rock band, even though I still do some occasional acoustic sets, recently also with Luca. The name of the band is a sentence of a book that I loved growing up. For me it means appreciating things in life only when you lost them.

Foto rubata dal loro account Instagram

Based on memory, the first acoustic concert as I Like Allie was 3 years ago, one of the first IBR Nights, from then on you played shows almost anywhere, are you happy with what you have accomplished until now?

Actually, the first show as I Like Allie was in September 2006 at the Dauntaun opening for Defiance, Ohio. Back then I played with I Like Allie alumnus, Michele Caiati. But that IBR Night you’re talking about was one of my first solo acoustic sets. And it was after one of those sets that I met Fra who really made our band click in the practice space. I’m very happy. Especially for this new phase of the band. The shows we played last spring/summer, like the ones in Turin, Genova and Rome were awesome. Playing shows in different cities was always something we wanted to do.

2016 is the year of your debut record “The Wounds You Leave“, that IBR proudly helped release. Talk to us a bit about the record!

I Like Allie - The Wounds You LeaveI always wanted to play with Gio, our drummer and my friend since high school when he would come by to see my old band practice. When I came back from studying in California, I had written Personal Politics and Guerrero. So I thought these songs could be a good starting point for us to work on. My idea was to put out a 7 inch and that would have been enough. But then I left for 2 years so things didn’t take off. When I returned to Milan I tried to go at it again but with the idea of transforming I Like Allie into a full band. We met up and worked on Forever Gone. After not much Fra joined us and we started working on Personal Politics and Guerrero. Finally with Sandro in the mix we put together Wine and Nemesi. We had five songs so we thought it was time to record them and that’s how The Wounds You Leave came about.

Now, since you know that we tend to prefer over here a kind of sound that is “different” from what you guys do, what do you think made us decide to put out your record?

So this is the part where can brag about about how cool we are? HAHA. Kidding. Well besides the fact that we’re super nice (?!), I would say our attitude. We’re always at shows, Ramonescore, Mazzacore, Sandrocore, metal, indie, whatever. All this support of the scene and finding out about new bands is very punk rock 🙂 Did I get it?

Let’s talk about nice things, amazing things, FEST 16. This year you’re one of the few Italian acts playing there, together with Red Car Burns and Dags! Ready to represent Italy?

We hope so. But more than ready, really excited to be a part of the best punk rock party of the year.

Tell us how this opportunity came about!

Our record came out digitally on Paper+Plastick that’s run by Vinnie of Less Than Jake and is based in Gainesville which is also where The Fest takes place. Vinnie was kind enough to put us in touch with The Fest organizers. Still can’t believe it’s happening.

Before playing FEST16 you’re embarking on a mini-tour in the US. Where will you be playing? What do you expect?

We’re playing 6 shows starting off in Brooklyn and then passing through Maryland to end up in Florida where we’re playing a couple of pre fest shows with our good friends Red Car Burns. Honestly we have no idea of how the shows will be. Our goal is to have fun and play the best we can hoping to make new friends and that the people that check out our set have a good time.

Name three records where your reaction was: “Damn! I would really love to be make a record like this”

One of the cool things about our band is that, even if we all love punk rock and independent music in general, we still have very different tastes. This makes arranging songs all the more interesting. Luca is the one that’s the most emo-oriented, Gio tends to prefer more aggressive bands, while Fra and I are the ones that gravitate the most around punk rock even though I grew up listening mostly to bands on Fat Wreck Chords while Fra started out in the Lookout Records realm. I Like Allie - Tape 2017 - I Buy Records

Choosing only 3 records is hard but if I have to I would say:

  • Lagwagon – Let’s Talk About Feelings: bought at my local record store Mariposa in 1999 after seeing Lagwagon for the first time. I chose this one at the time because it was slightly cheaper than the others. My love for Joey Cape started here. Amazing melodies and lyrics that still hold up.
  • The Lawrence Arms -The Greatest Story Ever Told: I love bands with two songwriters with different styles but that complement each other perfectly. This record is a great example of all this. It’s one of the few times in which a band makes exactly the record I hoped for. Zero let downs. Plus I thought that the footnotes explaining certain lyrics were a really cool treat.
  • Joyce Manor – Never Hungover Again: of the records that came out over the recent years this could be the one that blew me away the most. It sounds amazing and the band never overuses any idea. It’s spontaneous, simple and I never get tired of it.

I’ll leave you now with Gio, Fra and Luca who all have different opinions.

GIO

  • Converge – Jane Doe: Chaos unleashed, yet emotional and deep. Plus, Ben Koller is probably my favorite drummer ever.
  • Neurosis – Through Silver in Blood: basically that’s how the apocalypse sounds like. ‘nuff said.
  • Majority Rule – Interviews With David Frost: this is an album I grew up with and for me maybe the definition of post hardcore itself. Can’t wait to see them at Fest.

FRA

  • The Clash – London Calling: A rock’n’roll masterpiece. Even if I’m definitely more into The Ramones, it’s beyond doubt that The Clash have always pushed forward their songwriting never settling in a genre. This record is absolutely stunning!
  • Screeching Weasel – My Brain Hurts: This is exactly what real pop-punk is for me. From start to finish My Brain Hurts is full of punk rhythms, incredibly smart lyrics, great hooks and melodies.
  • Nirvana – Bleach: Nirvana’s debut album always fascinated me. It’s raw, but at the same time you can find great pop melodies. It’s like a Royal Rumble between Black Flag, Husker Du and The Beatles. Probably not their best record, but the definitely my favorite.

LUCA

  • Brand New – The Devil and God are Raging Inside Me: it’s my favorite album of all time. Lyrically and composition-wise I consider it a masterpiece that made me fall in love with Brand New.
  • Jimmy Eat World – Bleed American: I think this record can be considered the perfect album for sound, arrangements and catchiness of its tracks.
  • Turnover – Peripheral Vision: One of my favorites of the recent years. It fascinated me from the first time i listened to it for the atmosphere it is able to create.

Ok our time has come to an end but before saying goodbye could you let us know what is next for I Like Allie?

Real Ghost Records and Punisher Records released for us on October 23 a cassette tape that includes all the songs we’ve done so far plus two brand new acoustic tracks that will also come out as a digital single entitled “The Tuesday Sessions“. We plan on playing some shows in support of this release once we come back to Europe and after that our main goal will be to continue working on new material for our next release.

Thank you for your time!!

Thank you! It was fun!