Bad Religion – Age Of Unreason (2019)

Preorder Edition
Bad Religion – Age Of Unreason (2019) Epitaph

Bad Religion, L’epoca dell’irragionevolezza, quella in cui viviamo. Togliamoci subito via No Control e Suffer: l’album nuovo non è né l’uno né l’altro, sono passati 30 anni e più da quei due pilastri e non avrebbe alcun senso una replica. Se volete quelli ascoltate quelli. I Bad Religion si sono sempre dimostrati padroni assoluti della melodia, delle “ballate punkrock” fin dagli inizi, hanno sempre preso il meglio da altri generi (folk, pop, rock – accelerandoli) e l’hanno convogliato nel contenitore del loro personalissimo punkrock, questo già da Generator in poi.

In copertina la testa spezzata di una statua classica, a bordo di un auto. I tempi moderni che dimenticano il passato, lo denigrano, non lo rispettano, scordano la storia è gli errori già commessi.

E ora pezzo per pezzo, come si deve ad una band che è arrivata al diciassettesimo (!) album in studio senza perdere la voglia, le idee, il divertimento e la genialità. E nemmeno la velocità. In questo album c’è tutto e c’è un po’ di ogni loro precedente album.


Chaos from Within – La bomba di inizio disco, una legnata sulla scia di Sinister Rouge, The Day That the Earth Stalled, 52 Seconds, Change of Ideas. Un ritornello folle, il classico pezzo con cui aprire i concerti e il pubblico impazzisce. E come potrebbe non farlo?

My Sanity – Il pezzo che i Bad Religion sanno fare, sembra molto melodico ma sotto la batteria ti picchia e non te ne rendi conto. Testo emozionante, menzione speciale per la strofa da brividi “There comes a time when you look up to the sky and ask why do my favorite songs always make me cry?”. Cuori in alto e lacrimoni.

Do the Paranoid Style – Che suoni hanno utilizzato in questo lampo di follia? Cori fuori di testa, un ritmo nervoso e serrato con un testo dedicato a complottisti e paranoici. Direttamente dai primi anni 80, meravigliosamente inquietante.

The Approach – “Classico” pezzo da Bad Religion: melodia e assoli che si fondono perfettamente. Il testo è buona parte della loro filosofia, la visione pessimistica che ci ricorda “Nonostante tutte le illusioni ci avviciniamo all’ora più buia”.

Lose Your Head – Pop ragazzi. Questo è un pezzo pop degli anni ’80, senza scherzare. Qui ci sono i Buzzcocks e i Boys e i 999 e l’anima pop del Dr. Graffin si manifesta senza alcun pudore. Ed è subito Top of the pops!

End of History – Ascoltare il ritornello di questo pezzo con cori, controcori, seconde voci: c’è tutto quello che deve esserci in una canzone, una di quelle che ti resta in testa per sempre. Il testo è un’accusa affilata e diretta a chi sta distruggendo e insozzando senza nemmeno pensare a cosa resterà di lui “alla fine della storia”.

Age of Unreason – La title track è apocalittica. Questa canzone in pochi potrebbero scriverla e suonarla, un altro pezzo 100% Bad Religion, con picchi melodici che ricordano uno dei loro pezzi più belli di sempre (Skyscraper).
“But I, as a child who plays for fun with his eye up to the barrel of a gun watch the fools believe as one in this unrepentant age of unreason”. E’ o non è, una poesia punkrock?

Candidate – Qui sta tutto il nuovo album dei nostri. Questo pezzo è NUOVO. Questa non si era mai sentita prima, un inizio sporco, ruvido, solo voce e chitarra acustica, da suonare giù in un angolo buio della metro. Poi si trasforma e parte la ballata, gli assoli di Baker sono magici, il testo è una sputo in faccia al politico finto, l’emblema dello schifo con il makeup in faccia dietro cui nascondere l’ipocrisia.

Faces of Grief – BOOOOOM! Volete No Control? Ecco, questa è caduta dritta fuori da quell’album, tra una Big Bang e una Henchman ed è una granata dritta sugli incisivi. Il basso di Jay qui è pazzia pura, in primo piano come in un pezzo dei Descendents.

Old Regime – Si torna al classico suono, pezzo politico (“La nuova aristocrazia puzza proprio come il vecchio regime”) con melodie killer della coppia d’oro Brett e Greg, cattiveria & cori come un temporale estivo.

Big Black Dog – Fino al ritornello sembra “The Empire Strikes First” – proprio la canzone, non l’omonimo album-. Chitarrone super rock, cani che abbaiano e un testo che è un’altra pugnalata allo schifo odierno (“I maiali devono nutrirsi della loro fetta di pancetta”). Finale bizzarro con un coretto ripetuto con seconda voce femminile che resta fisso nelle orecchie.

Downfall – Anche questo è un pezzo “nuovo”, che non si era mai sentito. Hand-clapping, effettini elettronici per una melodia radiofonica, un singolone che potrebbe piacere anche alle mamme dei punkrockers più brutti. Adorabile, ma non per tutti.

Since Now – Poco più di un minuto e mezzo per questa penultima traccia, veloce, divertente, da dito indice alzato, un bel ritmo. Con questa in auto alzi il volume a palla e acceleri.

What Tomorrow Brings – Così come Chaos from Within è un inizio classico (veloce) questa è la classica chiusura emozionante e che riporta un po’ di speranza all’animo di ascolta, dolce ma veloce, sulla stessa scia di pezzi come Live Again (The Fall of Man), Fields of Mars, In So Many Ways, Changing Tide. Il giusto finale per un album che ha tantissimo da dire, pieno zeppo di idee e su cui riflettere a lungo.

Grazie ragazzi per le emozioni che trasmettete. Ancora. Dopo 40 anni.
“Yeah, they’re promises of what tomorrow brings”…

Bad Religion + The Interrupters – 02.09.2015 – Live @ Live Music Club (Mi) by Markez

Qualche settimana fa vicino sono tornati a farci visita ancora una volta i Bad Religion e ancora una volta il prof. Greg Graffin & soci ci hanno dato una bella lezione di punk rock. Prima di lasciare la parola ( o meglio la tastiera) al Markez, esprimerò brevemente la mia opinione.
Interrupters: Sorpresona. Non mi piace lo ska tranne qualche rara eccezione. Odio le chitarre in levare, ma questa famigliola ( 3 fratelli + moglie del chitarrista) hanno fatto davvero un bel concerto. Prendete i Rancid di “Life Won’t Wait” metteteci Brody Dalle a cantare ed ecco il risultato. Simpatici ed energici: una piacevole sorpresa, da seguire con attenzione.
Bad Religion: non ci sono più parole per descrivere questa band. Standing Ovation e mille cuori.
Lascio la parola al massimo esperto in materia: ladies & gentlemen, MARKEZ!

 

Per il terzo anno di fila i Bad Religion vengono a benedirci e per la seconda volta di fila lo fanno a Trezzo.
Aprono le danze gli Interrupters, band molto simile (eufemismo) ai Rancid (in particolare quelli di Life won’t wait), con la cantante che è la versione femminile di Tim Armstrong.

Fanno il loro come si deve e la gente sembra apprezzare: un punto a favore per la cover degli Operation Ivy ma ho in testa una sola cosa e purtroppo non c’è band di supporto che me la tolga. Questo è il contorno, così come le chiacchiere e i saluti con gli amici soliti e quelli nuovi della pagina italiana dei Bad Religion.
Il piatto principale arriva invece sulle note di Jesus Christ Superstar che fa da intro al nostra messa: si parte subito con l’inaspettata Spirit Shine, canzone per nulla frequente nei live della band californiana e seguita dal velocissimo trittico con cui inizia The process of belief -nell’esatto ordine-: Supersonic, Prove It e Can’t Stop It. Tre schiaffi e via!

Seguono in questa folle scaletta ben tre title-track: Stranger Than Fiction, Against the Grain (anche qui la percentuale di rarità del pezzo live è elevata) e Recipe for Hate. Seguirà l’unico pezzo tratto dall’ultimo album (Fuck you) e dopo qualche canzone più recente arrivano le sorprese con The Handshake e Broken prima della commovente Skyscraper.

 La sala è piena e la gente felice, c’è meno caos del solito sotto al palco ma la partecipazione alle canzoni è ai massimi livelli quando arriva il regalo direttamente dagli anni ’80 con Delirium of Disorder prima che inizi un vero e proprio tributo ad un album che è storia: No Control. Magia dal 1989.
Da questo caposaldo suonano ben 8 (OTTO!) pezzi nell’esatta sequenza-studio, tra cui due perle come Billy e Henchman. Incredibile la potenza che questa band riesce a mantenere dopo 35 anni di carriera.  
Greg Graffin intrattiene il pubblico, Jay scherza, Brian Baker è il guitar hero del genere, Brooks picchia come sempre e persino Mike Dimkich che ho ribattezzato amichevolmente “lo sciarpetta” per i suoi improponibili look è ormai “one of us“.
La mia gioia personale arriva con Watch it die che avevo sempre voluto sentire dal vivo e dopo le classiche Sorrow, Infected, Generator (versione veloce e come sempre da brividi) e Punk Rock Song c’è il breve tempo per la solita pausa prima che concludano in bellezza con la Overture di The Empire Strikes First seguita dalla sua sorella Sinister Rouge: una delle canzoni più feroci ma melodiche di sempre.
Le note finali di American Jesus riempiono l’aria e finito l’ultimo coro Greg se ne va lasciando gli applausi al resto della band con un Jay Bentley particolarmente commosso che ci ringrazia di cuore. A noi, innamorati dei Bad Religion. Insomma un’altra lezione di come si suona e di come si intrattiene un pubblico, con una scaletta originale (ho contato ben 13 pezzi che negli ultimi 10 anni qui in Italia non avevano mai suonato). Applausi e basta: il countdown per il nuovo album ed il prossimo concerto è appena iniziato.

Markez 

Bad Religion + Anti-Flag + The Manges – 18.06.2013 – Live @ Alcatraz (Milano)

Arriva l’estate, arriva il proverbiale caldo afoso di Milano ma è anche il periodo dei grandi concerti e, nonostante i 36° indicati dal termometro, l’evento è imperdibile: dopo 3 anni tornano in Italia i Bad Religion, vietato mancare! Mi tocca iniziare il report in maniera decisamente polemica con l’organizzazione per una semplice ragione: ho apprezzato tantissimo l’orario di inizio alle 20:30 e soprattutto la puntualità, ma perchè sul biglietto c’era scritto alle 21:00? Conosco molte persone, a dir poco furibonde, che sono arrivate da lontano per vedere anche i Manges e se li sono persi per questo motivo! Ok, che sui vari social network è stato abbondantemente spammato, ma era davvero difficile scrivere l’orario giusto sul biglietto?

Per fortuna, memore di esperienze negative, sempre all’Alcatraz, arrivo proprio in tempo per l’inizio dei Manges: metto piede in sala e partono subito a bomba con Stalag 17/Good Morning Campers. Per svariati motivi era da tanto che non riuscivo a vederli dal vivo, e dopo questo show posso solo ribadire il concetto che in Italia sono i migliori. Una spanna sopra tutti, pochi cazzi. 20 anni di onoratissima carriera in giro per l’Europa e gli USA non sono pochi, e senza dubbio meriterebbero di suonare sempre davanti a così tanta gente. Il tempo concesso è solo mezz’ora ma il quartetto spezzino sfrutta al meglio i pochi minuti a disposizione suonando praticamente senza pause, in ordine puramente random ricordo Bad Juju, My Rifle, My Direction, Motion Picture Rest Home, Barrage Of Hate, I Don’t Wanna Live in Hell, Hit The Punchball, Oh Mary!, I’m a Monkey, Wonder Wheel (purtroppo dal mio lato, quando ha cantato Mayo si sentiva pochissimo…). Chiusura come di consueto con Say Goodbye To Your Generation, ma ahimè non tutti colgono l’illustrissima cover.

Scatto di Gabriele Santinelli di www.badreligion.it
ANTI-FLAG – Grazie a Gabriele Santinelli di www.badreligion.it per la foto

Saluti, ringraziamenti e giù dal palco per lasciare spazio agli Anti-Flag.
Sinceramente è uno di quei gruppi, che non mi hanno mai detto niente di particolare, o meglio. Quando avevo 14-15 anni, non mi dispiacevano (…per intenderci parlo più o meno fino al periodo di Underground Network) ma questo atteggiamento da “compagni in giacca e cravatta” adesso mi irrita. Fin troppo.
Tralasciando questo giudizio strettamente personale, devo ammettere che lo show del quartetto di Pittsburgh è stato notevole: suonano bene, hanno un bel tiro dal vivo e sanno come coinvolgere il pubblico. I ragazzi in prima fila, tra stage diving, circle pits e mille slogan politici godono: io approfitto per incontrare e salutare i tanti amici accorsi un po’ da tutto il nord Italia per l’evento.
Tra una chiacchierata e l’altra riconosco Turncoat, Fuck Police Brutality, Die For Your Government, Underground network, New Kind Of Army, Hymn For The Dead, Death Of A Nation (grazie Markez per il rinfresco della scaletta!).

Mezz’ora di preparazione del set ed è il turno degli immortali Bad Religion. Sulle note del lento intro di Past is Dead, si accendono le luci e lentamente compaiono i beniamini californiani: prima schitarrata e scoppia il delirio, l’Alcatraz diventa una bolgia infernale!

Foto di Gabriele Santinelli
BAD RELIGION – Grazie a Gabriele Santinelli di www.badreligion.it per la foto

Salta subito all’occhio l’assenza della capoccia pelata di Greg Hetson (sostituito per il tour da Mike Dimkich chitarrista dei Cult ): non mi è ancora chiaro se si tratta di una situazione temporanea oppure di un addio definitivo (da quello che ho letto su internet sembra di no), di sicuro fa effetto vedere la band senza di lui dopo tantissimi anni.

Un’ora e mezza di spettacolo pauroso: i Bad Religion non sono certo dei novellini, e il fatto di avere una sezione ritmica spettacolare con Jay Bentley + Brooks Wackerman a supportare la splendida voce del prof. Greg GraffinBrian Baker alla chitarra rende tutto ancora più sopra le righe.
Visto che il tour è per promuovere True North, molti pezzi sono stati estratti dal nuovo album, ma non sono mancate ovviamente i classiconi dei loro 33 anni di fantastica carriera come New Dark Ages, Generator ( quanti brividi  durante l’esecuzione!), I Want To Conquer The World, Sinister Rouge, Suffer, Do What You Want ecc ecc (QUI la scaletta completa).
La conclusione prima dell’encore è da singalong: Come Join Us, Punk Rock Song, No Control, Robin Hood In Reverse, American Jesus e infine Sorrow ( batticuore!!!).
Breve pausa e quindi richiamati a furor di popolo, eseguono Fuck Armageddon/This Is Hell, Vanity, Infected e Dept. Of False Hope. Ecco forse mi sarei aspettato qualcosina di più dalla chiusura, e l’assenza di Los Angeles is Burning fa tanto male, ma i Bad Religion sono i Bad Religion e a loro tutto è concesso.
Grazie di esistere!