The Sensibles – 2012 – The Sensibles

Quando si parla di 7”, autoproduzione e semplicità, per quanto mi riguarda, bisogna apprezzare SEMPRE, indipendentemente dal risultato. Per fortuna, con i The Sensibles, si va oltre: lo spirito DIY di questa produzione è senza dubbio un tocco di classe ma in questa release c’è anche tanta qualità per una band ormai rodata, attiva dal 2009 e che si sta facendo apprezzare ultimamente anche fuori dal Bel Paese.
Dopo una discreta attività live in giro per il Nord-Italia negli anni precedenti, il 2012 è stato, senza dubbio, l’anno decisivo per la band: cambio di line-up alla chitarra e alla batteria, un bel tour negli USA e la prima release ufficiale di cui mi appresto a parlarne.
Registrato al CB Studio nel maggio 2012 e mixato al Tup Studio, il mese di luglio ha visto la pubblicazione ufficiale del disco, con una prima tiratura di 300 copie numerate a mano.
La grafica del disco è stata curata da Stella, cantante della band (date un’occhiata al suo blog!) con la complicità di Raffaele e Claudia Carrieri. Le foto dei 4 “sensibili”, presenti sul foglietto dei testi, invece sono state scattate da Laura Donati.
I pezzi presenti in questo vinile, esprimono in pieno il sound che la band riproduce fedelmente anche dal vivo e che ho avuto modo di apprezzare molte volte (qui c’è un live report) : punk-rock tinteggiato di power-pop ma che per fortuna non ha nulla a che vedere con quel terribile revivial che sembra andare tanto in voga ultimamente. Dovendo azzardare un paragone direi che mi ricordano i The Muffs ma anche quelle simpatiche giappo delle Shonen Knife.
E’ un disco che ho ascoltato tanto e con piacere: personalmente gradisco maggiormente quando i ragazzi spingono decisamente sull’acceleratore, non è un caso che le mie preferite siano Open Book e Denny, tracce d’apertura di entrambi i lati.
In attesa del primo full length (2013??), mi sento di consigliare questo 7”, e se proprio non vi fidate del mio parere potete sempre dare almeno un ascolto al disco tramite la loro pagina bandcamp, difficilmente resterete delusi.

Track List:

01 – Open book
02 – John Bambi
03 – Denny
04 – Dino

Band:

Stella – Voice
Giacomo – Bass
Fili – Guitar
Ga – Drums

The Ponches + The Fags + Porna & The Kokots – 16.02.2013 – Live @ Arci Blob ( Arcore, MB)

Arcore si sa, è tristemente nota per essere la residenza del Cavalier Silvio e del Bunga-Bunga, ma oltre a questo per fortuna c’è anche un bel Circolo Arci che spesso ospita concerti punk-rock interessanti; lo scorso sabato i Ponches son tornati da queste parti, un salto in Brianza è stato quindi d’obbligo.
Ad aprire la serata, i Porna & The Kokots, terzetto attivo oramai da qualche anno capitanati dal Pornacchione, vecchia conoscenza del punk rock italiano. Propongono un punk-rock molto grezzo e sporco stile primi The Queers, in alcuni passaggi mi ricordano anche i primissimi Black Flag, entrando in pratica nelle mie grazie. Come da copione, hanno fatto uno show breve ma intenso, interagendo spesso con il pubblico con numerose gag, battute e bestemmie graditissime ai presenti. Divertenti.
Rapido cambio di palco, ed è il turno dei The Fags un duo, basso + batteria, proveniente dalla Svizzera. Anche loro si aggirano su sonorità “alla Queers” ma con un approccio più melodico rispetto al gruppo del Porna. Onestamente non li conoscevo e non so se il fatto di suonare senza basso sia solo una situazione momentanea, ma a mio avviso è una scelta che li penalizza tantissimo, soprattutto dal vivo. I pezzi non sono affatto male, ma mi sono sembrati poco potenti… il punk rock è già un genere molto essenziale, se poi togli anche il basso…  Da rivedere (ma con un bassista).
Giunge quindi il momento dei The Ponches. Il quartetto torinese si è dimostrato davvero in ottima forma, eseguendo moltissimi pezzi dell’ultimo album  (ne abbiamo parlato qui), a memoria ricordo The 13th Round, Casablanca Café, Ferriera Beach, Korean Ships On The Horizon, Star War Inside Me ( con intrusione sul palco di Simo Riccobelli ), You Ain’t Seen Nothing Yet e The Long Goodbye: in pratica i pezzi migliori.   Hanno eseguito anche un pezzo nuovo, che sembra promettere bene per il futuro della band.
Terminato il concerto, a differenza del Silvio-Nazionale per noi non è previsto alcun tipo di Bunga-Bunga, ma un djset/playlist del Cartonato di Giacomo. Dopo qualche chiacchierata, facciamo il nostro rientro a casa dopo una serata tutto sommato piacevole.

Intervista a John Jughead

Dopo aver avuto il piacere di intervistare Dan Vapid, ecco per noi un’altra intervista con un personaggio di grandissimo valore: John “Jughead” Pierson. Fondatore degli Screeching Weasel, ma anche The Mopes e Even In Blackouts. Servono ulteriori presentazioni? Jughead è Jughead e se non sapete chi è e cosa fa, non è un mio problema. Buona lettura!

[ANDREA] – Ciao John, è un grandissimo onore per noi di I Buy Records poter scambiare qualche chiacchiera con te. Prima di tutto, come stai?
[JOHN] – Come sto dipende tutto da quando ti ritrovi a leggere ciò. Se è di mattina, probabilmente sono arrabbiato perchè devo essere alzarmi dal letto. Se è di pomeriggio, probabilmente ho già avuto modo di alzarmi dal letto e ora sono pronto per qualsiasi cosa il giorno mi presenta, se si tratta di prima serata probabilmente ho fame, e ci sono probabilità che io stia tagliando e rosolando cipolle e pomodori, e, auspicabilmente, funghi. Amo i funghi. Se è tarda serata, probabilmente sto scrivendo qualcosa di simile a quello che stai leggendo, perché è a quest’ora che faccio del mio meglio nella scrittura. Se è il weekend, molto probabilmente sto bevendo Rum e Coca e passo del tempo con la mia fidanzata Paige in una città che mi piacerebbe lasciare. Sono a Cincinnati fino a metà maggio del 2013, poi di nuovo a Chicago. Scommetto che è una risposta più lunga di quella che ti saresti aspettato.

[A] – Puoi essere considerato un’artista a 360°: Scrittore, Attore di Teatro, Musicista: il nostro obiettivo è di toccare un po’ tutti questi punti. Partiamo quindi parlando della tua attività letteraria, hai scritto due libri che hanno avuto ottimi riscontri e che ho appena acquistato ( Weasels In A Box e The Last Temptation of Clarence Odbody). Riusciresti a farmi una breve presentazione di entrambi i libri per ulteriormente invogliarmi a leggerli?
[J] Ho la fortuna di aver avuto la possibilità di dedicarmi a una vita produttiva creativa che hai così amorevolmente definito da “Artista a 360°”. L’unica carriera che ho sognato fin da bambino era quello di essere un romanziere. Questo è stato l’unico dei miei obiettivi per la mia carriera sin da quando mi è possibile ricordare. I due libri che hai citato sono i prodotti di tutte le mie esperienze che cercano di manifestarsi in ciò che ho sempre voluto del mio destino.

Detto questo, ho molto ancora da migliorare, ma sono molto orgoglioso di come i miei primi due tentativi di scrittura di un romanzo sono andati. Weasels in A Box  è stato il mio tentativo di scrivere degli Screeching Weasel senza che prendesse la forma di un diario del tour. L’obiettivo principale era quello di non parlare solo della storia della band, ma di essere in grado di esprimere come MI sentivo nel vivere questa esperienza. Si tratta di una esplorazione molto astratta e surreale di essere on the road e iniziare a capire il concetto di Semi-Fama. Alcuni musicisti esperti mi hanno detto che la storia cattura la sensazione di essere in tour con una band semifamosa con estrema precisione. The Last Temptation of Clarence Odbody  è una rivisitazione del film La vita è meravigliosa. Esplora una serie di scelte diverse prese, non solo da parte di George Bailey e Clarence Odbody, ma in particolar modo da tutti i personaggi secondari. La domanda posta è: “Cosa sarebbe successo se Clarence avesse deciso di non salvare George quella notte sul ponte ghiacciato?” Come molti dei miei interessi nella scrittura, al centro c’è l’indagine sull’identità personale e ciò che accade alle tue scelte di vita quando tutto quello che sai essere vero riguardo te stesso e le persone intorno a te, non è più valido.

[A] – Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Hanno in qualche modo influenzato il tuo stile? Cosa stai leggendo al momento?

[J] – Il mio scrittore preferito nonchè il più influente è Milan Kundera, in particolare il suo libro L’Immortalità. Ha deciso di scrivere un libro che potesse essere SOLO un libro, non un film, o un atto teatrale, ma un libro. Mi piace l’idea di trasformare un libro in un film, ma credo anche che dovrebbero avere propri obiettivi che non possono essere espressi in qualsiasi altro formato. La sua scrittura è molto filosofica, ma anche molto personale e sorprendentemente semplice nella sua rappresentazione della condizione di essere umano. Mi piacerebbe scrivere così! In questo momento sto leggendo Dracula. Non posso credere che non l’abbia mai letto prima, è l’unico “monster classic” che non ho letto. Sto avendo difficoltà a terminarlo. E’ uscito da tanto tempo ed è stato reinterpretato in così tanti modi diversi che non riesco a leggere senza sapere cosa sta per accadere.

[A] – Hai in mente un terzo libro?
[J] ho appena iniziato a scrivere un libro intitolato The Plight Of The Lampoons. E’ la storia di una famiglia dei cartoni animati che inspiegabilmente appare nella vita reale in un quartiere periferico, con casa e tutto. I bambini dei Lampoon stanno cercando di capire da dove sono venuti, il motivo per cui sembrano essere indistruttibili, e come mai si sentono così incredibilmente soli.

[A] – “The Neo-Futurists” è la compagnia teatrale con la quale collabori. C’è qualche legame con il movimento nato in Italia agli inizi del 20simo secolo? Che tipo di opere interpretate e quali temi vi interessano?
[J] Questa è una domanda molto complessa.
Primo: , il creatore de The Neo-Futurists ha studiato i futuristi italiani, e ha combinato molte dei loro credi artistici con movimenti artistici successivi tra cui i dadaisti, i surrealisti, e gli happening.

Secondo: Lo stile teatrale che utilizziamo per scrivere e recitare è immediato, non illusorio, politico, e molto personale. Il nostro spettacolo principale si chiama Too Much Light Makes the Baby Go Blind, che è stato recitato a Chicago in pubblico ogni fine settimana in sold out da oltre 22 anni! Ho fatto parte della compagnia per 16 anni. In molti luoghi sono conosciuto molto di più come Neo-Futurist che come un musicista punk. Ho scritto più di 400 corti teatrali e circa 15 atti teatrali completi con questa compagnia e la mia propria compagnia Hope And Nonthings.
Terzo: Scopritelo da soli www.neofuturists.org

[A] – Anche se probabilmente non è famoso in USA, il teatro italiano ha una scuola antichissima che ha reso celebri, almeno in Europa, tanti attori. Guardando solamente alla più recente tradizione italiana, mi vengono in mente Carmelo Bene e Dario Fo. Ne hai mai sentito parlare? Se si, cosa ne pensi?

[J] – Mi dispiace ma no. Conosco più l’arte che il teatro italiano, anche se il mio scrittore preferito è Luigi Pirandello. Ho cercato una maniera per poter insegnare in Italia. Mi piacerebbe studiare teatro italiano e portare un po’ del mio stile in esso.

[A] – Domanda secca: ti senti più attore di teatro oppure un musicista?

[J] La domanda è un po’ fuorviante, perché non riuscirei ad immaginare di essere l’uno senza l’altro. Mi piace la profonda concentrazione per la creazione ed esecuzione di un pezzo teatrale, ma non sono mai felice come quando sto suonando la chitarra su un palco di fronte a un pubblico che si scatena al ritmo della musica e va in sing along. Il primo mi fa concentrare, il secondo è una via di fuga. Fondamentalmente mi immagino di essere parte di qualcosa di originale, è l’elemento che tiene insieme il tutto per me, non importa quale forma assuma, una volta passata la sua creazione iniziale.

[A] – Seguo con interesse il tuo blog e, visto che sono nato e cresciuto da quelle parti, ho apprezzato in particolare il racconto del tuo viaggio alla scoperta della Sicilia e del Sud Italia. Perchè ti ha colpito così tanto il modo di vivere che abbiamo da quelle parti? Consiglieresti ad un amico di andarci?
[J] Mi sento di raccomandare tutto il pianeta di andare in Italia e in Sicilia almeno una volta nella loro vita. Ma non tutti in una volta. Sarebbe ridicolo, molto sgradevole, e probabilmente impossibile. Immagino che sia molto diverso vivere in Italia come cittadino, ma per me c’era una libertà, una passione, una presa di coscienza collettiva reciproca, che non ho provato in nessun’altra parte del mondo. Penso inoltre che il paesaggio e le persone sono belle, nello spirito, e anche da guardare.

[A] – Ogni volta che prendo in mano il libretto della ristampa di My Brain Hurts (Asian Man Records) mi commuovo nel leggere le vostre storie sugli inizi degli Screeching Weasel. Come racconti, anche voi avete fatto tanta gavetta, tanti kilometri in giro per gli Stati Uniti e suonato davanti 2 persone prima di raggiungere il successo e tante soddisfazioni. Come è stato il primo concerto in assoluto?
[J] Non mi ricordo come è stato il nostro primo concerto. Potrebbe essere stato quello nella cantina del mio amico Matt. In realtà c’è un video di quel concerto in giro da qualche parte. Inclusa anche un’ intervista alla band. Recentemente Vapid mi ha detto che è abbastanza sicuro che era a quel concerto. Lo trovo strano. Si unì alla band solo dopo circa due anni. I primi spettacoli che ricordo hanno avuto luogo in un bar per maggiori di 21 anni chiamato Batteries Not Included. Era un piccolo squallido bar sul lato nord di Chicago dove si facevano concerti punk dopo le 10pm. Questo è il posto dove abbiamo visto e incontrato i membri dei Stiffs Bhopal, uno dei miei gruppi punk preferiti di Chicago. Quello che mi ricordo di più di questi primi concerti è che ero così teso per suonare di fronte a un pubblico che avrei potuto rompere almeno 5 corde per ogni concerto, e non mi sarei nemmeno preoccupato di mettere quelle nuove. Ma penso anche che Ben ha cominciato a coltivare le sue diatribe con il pubblico in questo periodo, perché doveva coprirmi per cambiare le corde. L’altro ricordo è stato quando il nostro amico che lavorava in un ospedale psichiatrico ha portato alcuni pazienti al nostro show. Un ragazzo alto e magro con i capelli a spazzola restò nudo durante il nostro show, in piedi davanti al palco e iniziò a salutare il pubblico.

[A] – Come hai anche dichiarato sul blog, tu e Dan Vapid siete di nuovo in buoni rapporti e questo non può che renderci felici. Pensi che nel futuro ci potrà essere la possibilità che collaboriate e perchè no, magari di una reunion dei THE MOPES?
[J] – Non lo escludo totalmente, ma penso davvero che non sia un pensiero nella testa di Dan o nella mia. Siamo andati in direzioni musicali molte diverse da quando abbiamo lavorato insieme, quindi non so se sia utile o possibile per noi farlo. Ma Vapid si unirà al Jughead’s Basement Podcast. Condurremo insieme un episodio su uno dei nostri gruppi preferiti di Chicago chiamato Naked Raygun. Entrambi realizzeremo interviste con i membri della band, e faremo un elenco di scrittori per scrivere pezzi basati sul disco dei Naked Raygun, Throb Throb. Quando mi ha detto che gli piaceva il mio podcast, gli ho subito chiesto di darmi una mano nel modo in cui gli sarebbe piaciuto. E’ un grande fan della musica punk, molto più di me, e può sicuramente aggiungere una prospettiva importante a quello che penso sia già un podcast in costante miglioramento.

[A] – Non ti manca l’emozione di salire sul palco come musicista? Ho letto la tua intervista per Punk Rock Pravda e sembra che il progetto EVEN IN BLACKOUTS sia ripartito, ma con il nome EIB. Qualche news in anteprima?
[J] Abbiamo deciso di non chiamarlo Even In Blackouts or EIB per rispetto nei confronti dei nostri insostituibili compagni, Nathan Bice e Phillip Hill. Non abbiamo ancora deciso il nome, ma avremo una canzone in tre parti chiamate I WILL NOT sull’album tributo ai Vindictives che sarà pubblicato dalla Sexy Baby Records. Inoltre vivrò a Cincinnati fino a metà maggio in tour con una compagnia teatrale delle marionette chiamato Madcap. Quindi non possiamo essere troppo attivi fino al mio ritorno. Abbiamo intenzione di fare un paio di spettacoli nei salotti nei mesi di giugno e luglio del 2013. I membri della band sono: Liz Eldredge, Gub Conway, John Bliss, e John Szymanski. Questa sarà la prima volta che io e Liz avremo una band in cui tutti i membri vivono a Chicago. (Beh … Questo sarà vero quando tornerò a maggio).

[A] – Cosa stai ascoltando al momento? Qualche band/disco da consigliarci?
[J] Non ho tante possibilità di ascoltare musica in questi giorni. Ma recentemente ho scoperto una band chiamata The Mixtapes, e la nuova band di Vapid è la cosa migliore che ha fatto ultimamente. Entrambi i gruppi non solo suonano bene ma decisamente scrivono canzoni pop orecchiabili e intelligento. Inoltre mi piace tutto ciò che fa Kody Templeman. Voglio disperatamente lavorare ancora con lui.

[A] – Escludendo i membri dei RAMONES, (altrimenti sarebbe troppo facile) riusciresti a comporre la tua band punk-rock dei sogni? Ti concedo al massimo due chitarristi!
[J] Mi dispiace dire che i Ramones non sarebbe nemmeno nella top ten della mia lista. Mi piace la loro musica, e hanno cambiato il mondo per lo più in meglio, ma non sono mai stati nella top ten dei miei preferiti.
Se rimaniamo all’interno del punk rock dovrei dire:

Anche se penso che probabilmente avrebbero un suono orribile insieme, e qualcuno finirebbe morto. Ma Per un momento sarebbe incredibile!

[A] – Con l’ultima domanda colgo l’occasione di ringraziarti per il tempo che gentilmente ci hai dedicato. Quali sono gli obiettivi di Jughead per il 2013? Ci sarà magari l’occasione di riverderti in Italia, nel futuro?
[J] – Al momento non ci sono piani per venire in Italia, ma se la nuova band “EIBdecide di andare in tour, l’Italia sarà sempre il nostro posto preferito dove andare. Per ora rimarrò a Cincinnati e sarò in tour attraverso il Midwest con un grande e stravagante show di marionette per migliaia di bambini delle scuole elementari. Poi quando torno a Chicago insegnerò ai miei corsi di teatro e tornerò sul palco con lo spettacolo de The Neo-Futurists, Too
Much Light Makes The Baby Go Blind
per i mesi di giugno e luglio. Continuerò anche il mio lavoro per il Jughead’s Basement. Vorrei dire che il mio romanzo si concluderà nel 2013, ma di solito finisce che mi prendo almeno 5 anni per completare. Vedremo!

Ratbones – 2013 – Ratbones

Decidendo di ascoltare il divino e intelligentissimo suggerimento sceso dal cielo, l’oggetto della mia prossima recensione sarà il primo disco del 2013 degno di interesse che mi trovo tra le mani, ossia l’esordio dei genovesi Ratbones.
Sinceramente non conoscevo la band se non per sentito dire, ma dopo aver avuto il piacere di dividerci il palco, apprezzarne la performance e fare amicizia ho deciso che acquistare il loro disco fosse un atto dovuto.
Per molti come me, può risultare un nome nuovo, ma non sono affatto una band di novellini ( Gli IgnorantiLe Formiche Atomiche vi dicono qualcosa? ) ed è sufficiente ascoltare il disco per capirlo.
Le registrazioni sono state effettuate presso il Loud Music Studio di Genova, mastering e produzione invece sono stati realizzati al Sonic Iguana per mano del guru Mass Giorgini: un nome, una garanzia. Artwork e grafica sono opera di S. Brittin passato autore di diverse copertine per Groovie Ghoulies e altre bands.  A curare la stampa invece è l’italianissima Making Believe, da sempre attenta alle produzioni locali. I testi sono opera di Captain Amazing ad eccezione di I’m Going Down dove Sex Dario partecipare alla stesura del testo.
La band iniziò come tribute-band dei Ramones, e in questo disco le influenze dei fratellini new-yorkesi sono abbastanza evidenti: Down with Homework ricorda Now I Wanna Sniff Some Glue, Rock & Beat Her invece Kill That Girl, Prostitutes ha l’intro di Teenage Lobotomy e così via. Ovviamente non stiamo parlando di pezzi copie-carbone, ma di un bellissimo tributo a quella successione di accordi che ha reso i Ramones il miglior gruppo di tutti i tempi. E io posso solo apprezzare.
I pezzi sono molto orecchiabili, semplici e diretti; pur mantenendo sempre un tiro abbastanza alto vedi Sk8boarding To Hell e Covert Operations (tra i miei pezzi preferiti)i genovesi inseriscono anche una gran bella ballad, Incompatible. Da segnalare anche la traccia d’apertura, Sociopathic, che vede la partecipazione di Mass Giorgini ai cori e alla seconda chitarra.
Se fate parte del gruppo di filosofi che si ostina a cercare l’originalità nel punk-rock state alla larga dai Ratbones e da questo disco, se invece siete alla ricerca di un buon disco, ramonescore al 100%, vi consiglio di dare un chance ai ragazzi, non resterete delusi.

TRACKLIST:
01 – Sociopath ( feat. Mass Giorgini )
02 – Sk8boarding To Hell
03 – Star Shield
04 – I’m Going Down
05 – Covert Operations
06 – Rock & Beat Her
07 – Prostitute
08 – Mental Rehab
09 – Incompatible
10 – Down With Homework
11 – Put My Helmet On
12 – I Don’t Want It
13 – The Iron Pilot

BAND:
Capt. Amazing – Guitar, Backing Vocals
Sex Dario – Vocals
Jay – Bass, Backing Vocals
Pablo Raton – Drums


LABEL: Making Believe

The Mugwumps – 2007 – Banana Brain

Ok, avete presente il disco perfetto che vorreste ascoltare dopo ogni acquisto? Eccolo qui.

Potrebbe finire già così la recensione di Banana Brain uscito oramai nel 2007 per la Bachelor Records in vinile (500 copie numerate a mano, la mia è la 432) e in cd, l’anno successivo, dalla sempre attenta Monster Zero di Kevin Aper. In ogni caso faremo un passo indietro, e parleremo in breve della band e del disco, una vera gemma che consiglio a tutti di avere nella propria collezione di dischi.

The Mugwumps ( da non confondere con la rock band americana ) sono/furono un terzetto punk rock proveniente dal Tirolo, Austria con alle spalle una breve ma validissima discografia: oltre al disco in recensione, gli austriaci hanno pubblicato due 7″ “…Slit Your Tire” per la Varmint Records“Do Time”  per la It’s Alive Records . Dopodichè (purtroppo) il silenzio più assoluto.

L’album è stato registrato (in due soli giorni) e mixato al Madras Prison Studio di Monaco per mano di Hank Spinalzo, vecchia conoscenza del rock ‘n roll tedesco. Il master invece è opera di Hartmut Welz, mentre foto e grafica sono state realizzate da un certo Mario. All’interno è presente anche un bel librettino dal sapore DIY/old school con tanto di testi, foto e info del disco; giusto per rendere il tutto ancora più figo.

Banana Brain comprende 10 pezzi al fulmicotone con temi, spesso ironici e amati dai punk rockers:  ragazze, amori, invasioni aliene, club di merda e scena ( a quanto pare nemmeno in Austria sono messi così bene!). Il sound mi ricorda piacevolmente i Riverdales, Retarded e The Vapids: se amate queste band non potrete fare a meno di adorare anche questo disco! I pezzi sono pressoché essenziali come il Vangelo del Three-Chords impone: zero assoli, zero virtuosismi, qualche coretto, ritornelli super-catchy e tanta velocità: insomma cosa si vuole di più da un disco punk-rock?

Individuare i pezzi migliori per me è davvero un compito troppo difficile, brani come Don’t Have A Clue, That Heartbeat, Banana Brain, We Hate Your Club o Radiate My Brain entrano dritti nel cuore al primo ascolto, c’è poco da fare. Compratelo e basta, cazzo!

Il gruppo è in stand-by dal 2009 ma l’ultima newsletter della Monster Zero parla di una nuova uscita (Mugwumps pubblicheranno una cassetta con 20 canzoni per Campfire Tapes – Questo non è uno scherzo!): sinceramente non ho capito quanto questa notizia possa essere veritiera, sta di fatto che le ultime notizie pubblicate dalla band sul proprio sito, ormai molto tempo fa, parlavano di 6 pezzi registrati per un 7″ e 14 pezzi pronti per un nuovo full length…se la matematica non è un opinione….

Incrociamo le dita!

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TRACKLIST:

01 – Alien Motion Technology

02 – Talk To Me

03 – Don’t Have A Clue

04 – Banana Brain

05 – That Heartbeat

06 – We Hate Your Club

07 – The Sign

08 – You’re A Sneak

09 – Radiate My Brain

10 – Red Beret

BAND:

Chris Mug – vocals, guitar

Andy Hectic – drums

Hank Hollywood – bass, back-ups

LABELS:

BACHELOR RECORDS / MONSTER ZERO

Caroline & The Treats + The Sensibles – 04.01.2013 – Live @ CSA Magazzino 47 (BS)

Ho dei ricordi piuttosto annebbiati dell’ultima volta che vidi Caroline & The Treats: era il Capodanno di due anni fa, ma soprattutto era la reunion delle Gambe Di Burro.  Ricordo che fu una serata molto divertente e a dir poco delirante, chi c’era quella sera (fino alla fine) al Devil’s Den, saprà il perchè.

Da quel giorno in poi la giunonica Caroline è passata diversa volte in Italia, ma per un motivo o l’altro ho sempre paccato, questa volta invece accetto l’invito di MaxRozzo (“andiamo a vedere i Sensibles?“) e si va a Brescia, destinazione Magazzino 47.

Giunti alla meta, mi accorgo con enorme piacere che ci sono tantissime persone (mai come questa volta ho visto così tante donne a un concerto!!!) e questo contribuisce a  mettermi senza dubbio di buon umore.

Giusto il tempo di salutare un po’ di gente e di spulciare i vari banchetti che salgono sul palco i The Sensibles. Purtroppo l’inizio non è dei migliori a causa dei volumi, soprattutto dei microfoni, a dir poco irritanti: la sensazione da fuori è che la voce di Stella sia quella di GG Allin, per fortuna l’incubo dura solo 2 canzoni e, rientrato tutto nella normalità, posso finalmente godermi il concerto.

I Sensibles in formazione oramai consolidata, non sono più una novità e chi ha avuto modo di vederli ( amici americani, la scorsa estate sono stati anche dalle vostre parti!) potrà solo confermare che sono una band molto interessante e che sa il fatto suo.

Hanno suonato praticamente tutti i pezzi della loro discografia più un paio di inediti che dovranno uscire nel prossimo futuro: voci di corridoio parlano di un possibile EP!

Hanno suonato la loro mezz’oretta in maniera egregia, mi sono piaciuti e tutti i presenti in generale hanno gradito: indici all’aria, piedi che andavano su e giù, e qualcuno ballava pure, insomma cosa si vuole di più?

Tempo di un rapido cambio di palco ed è il turno dei norvegesi.

Sorprendentemente mi accorgo che alla chitarra non c’è più Morten degli Yum Yums sostituito da un giovane ragazzo che se la porterà piuttosto bene. I pezzi del nuovo disco Saturday Night, Rock & Roll non li conosco, cerco quindi di stare attento il piú possibile per vedere se merita effettivamente l’acquisto. L’inizio a dire il vero non fa ben sperare, i primi pezzi eseguiti mi sembrano un po’ spenti, ma man mano che i norvegesi suonano, cresce il ritmo, l’atmosfera si riscalda e la gente inzia a ballare, cantare e interagire con Caroline creando proprio una bel clima di festa, trasformando quindi le mie perplessità iniziali in una gradevolissima sensazione di piacere. Tra un pezzo e l’altro, ne eseguono anche qualcuno del precedente album e Caroline, con tanto di tacchi a spillo, salta e sculetta come una forsennata mostrando in pieno anche le doti di ballerina. Tutto il pubblico, me compreso, gradisce la performance e dopo un’oretta (con tanto di “one more song”) Caroline & The Treats scendono dal palco anche loro ampiamente soddisfatti dell’ andamento della serata. Giro di saluti, un po’ di shopping al banchetto dei due gruppi e quindi si rientra a Milano felice e con 50 euro in meno in tasca.

Bella serata, bravi i The Sensibles brava Caroline & The Treats!

The Manges/The Apers – 2012 – The Manges Play the Apers, The Apers Play The Manges

Per promuovere il recente tour che ha visto The Apers e The Manges “conquistare” il Giappone, il meglio del meglio del punk-rock europeo, consolida l’unione con uno split in edizione limitata curato dalla label nipponica DUMB Records, organizzatrice anche del tour.

Sfruttando quindi i saldi natalizi (scemo chi non l’ha fatto!) della Monster Zero, parte quindi un super-ordine comprendente questo bel 7”, vera e propria chicca per collezionisti.

La grafica è stata curata da Mass Mosrite, bassista dei Manges; mentre il mostriciattolo in copertina è l’ennesima figata di Riccardo Bucchioni

L’idea alla base dello split, (intuibile dal titolo) è abbastanza semplice:  le band si tributano reciprocamente completando poi il proprio lato con una cover dei Ramones.

La scelta dei The Apers cade quindi su Another Day, pezzo estratto da Go Down e Tomorrow She Goes Away da Mondo Bizzarro.

Invece i The Manges optano per It’s All Over You Know di Reanimate My Heart, e Go Mental tratto da Road To Ruin.

C’è poco da dire, è un dischetto ben riuscito ed entrambe le band svolgono il proprio lavoro in maniera senza dubbio egregia: si può discutere al massimo sulla scelta dei pezzi.  Sotto questo punto di vista forse pendo un po’ di più per il lato dei The Apers partendo dal presupposto che ho apprezzato tantissimo le scelte di entrambe le band, decisamente di classe e nient’affatto banali.

Il disco è andato in pochissimo tempo in SOLD-OUT, quindi se non l’avete preso oramai siete praticamente fottuti. Tuttavia, per i peccatori, esiste ancora una piccola possibilità: è apparso uno speranzoso COMING SOON nello Striped Punk Rock Shop dei Manges, tenete quindi gli occhi aperti perchè con uno po’ di fortuna potrete beccare qualche copia avanzata dal tour asiatico o più probabilmente una nuova stampa versione europea.

TRACKLIST:

THE APERS Side

1. Another Day (The Manges)

2. Tomorrow She Goes Away (The Ramones)

THE MANGES Side

1. It’s All Over You Know (The Apers)

2. Go Mental (The Ramones)

BANDS:

THE APERS:

Kevin Aper – Vocals, Bass

Ivo Backbreaker – Drums

Max Power – Guitar

Mikey Bat Bite – Guitar

THE MANGES:

Mass: bass

Manuel: drums

Mayo: guitar

Andrea: guitar, vocals

Teenage Bubblegums + Teenage Gluesniffers + Topper Harleys – 09.11.2012 – Live @ Arci Lo-Fi (MI)

Domenica sera. Freddo bestiale e tanta noia. Cosa c’è di meglio di un bel concerto dopo una abbuffata colossale alla fiera dell’artigianato?

Come nei migliori dei sogni, l’inizio del concerto è previsto tassativamente per le 21 in punto, solo che oltre a dimenticare la macchina fotografica (quindi niente foto della serata) arrivo clamorosamente in ritardo perdendomi il primo gruppo, i Topper Harleys.

Onestamente non li ho mai visti dal vivo e mi sarebbe piaciuto arrivare in tempo; SNAFU parla anche di un bel disco d’esordio, facendo aumentare quindi il mio rammarico.

Chiedo quindi a uno dei presenti di farmi un resoconto di quanto mi sono perso e mi scrive:

Posso dirti che avevano dei suoni ottimi e che hanno fatto una buona prestazione. Canzoni cantate un po’ da Manuel (voce monocorde, ma molto adatta al punkrock) e un po’ da Andre (voce a tratti troppo “epica”, ma non dissimile da quella di Luca Crummy Stuff). Ho riconosciuto una cover dei Chixdiggit, ma forse ne hanno fatte altre

Mi fido ciecamente, mi rode il culo ancora di più.

Arrivo giusto in tempo per l’inizio dei Teenage Gluesniffers.

A differenza degli altri concerti al LO-FI, questa volta si suona nella saletta d’ingresso/bar.

Ed è la seconda scelta azzeccatissima da parte del buon Giacomo Sensible! Il pubblico non è numeroso, ma si riesce comunque a creare una buona atmosfera per i soliti pochi intimi, nonostante la funerea presenza di qualche becchino vagante per il locale.

Contro ogni aspettativa, anche l’acustica è incredibilmente buona, ci sono quindi tutti i presupposti per divertirsi, faccio in tempo a scegliere il mio angolino che i ragazzi aprono le danze.

I Teenage Gluesniffers, mi sono piaciuti di più rispetto le ultime volte. Senza fronzoli e senza perdite di tempo, hanno fatto il loro onesto show di una mezz’oretta circa, suonando quasi tutti i pezzi del mini-album uscito recentemente Chinese Demography (consiglio di ascoltarlo e di comprare la cassettina totalmente DIY, viva gli anni ’90!), più altri della restante discografia.

Cambio veloce di palco, giusto il tempo di una rapida birretta, ed è il turno dei Teenage Bubblegums.

Terza tappa di un mini-tour che si concluderà la prossima settimana al Monster Zero Mash, i 3 giovani forlivesi hanno fatto uno show praticamente senza pause, diviso in 3 grandi “blocchi”.

Hanno spaziato su tutta la discografia e in particolare sul nuovo album, a memoria ricordo 3 A.M, Cotton Candy, Night At The Movies, Come Back Home, che tra l’altro sono le mie preferite. Il soldato Ame Bumpkin mi fa notare anche una cover dei Beatles, ma onestamente non l’avevo riconosciuta.

Creando uno storico e piacevole precedente alle 23:10, il concerto è già terminato.

Bella prova anche per loro, non li vedevo da quando furono in tour la scorsa primavera con i 20 Belows: li ho trovati decisamente migliorati e in ottima forma.

Altra birretta, si scambia ancora qualche chiacchiera con i pochi presenti rimasti e dopo aver acquistato il disco dei TB (presto ne parleremo!) felice e contento rientro a casa.

Bravi tutti e viva i concerti che iniziano alle 21!

The Peawees – 2011 – Leave It Behind

Dopo oltre un’anno dalla pubblicazione, finalmente ho l’occasione di parlare di questo disco che comprai praticamente al release party ma che per svariati motivi, non sono mai riuscito ad ascoltare, se non distrattamente in streaming.

Mi capitò di vederli dal vivo aprendo un memorabile concerto dei Bad Religion mostrando i primi segnali di cambiamento, ulteriori indizi erano presenti nella compilation 50 della Stardumb Records ,divenuti, infine, prove schiaccianti con Leave It Behind.

La grafica del disco è ben curata, in copertina ritroviamo un’opera, To Beauty del dadaista Otto Dix c’è anche il foglietto con i testi (a dire il vero non ce ne sarebbe nemmeno bisogno perchè la pronuncia di Hervé è davvero chiara) rendendo il vinilozzo davvero appetibile anche graficamente.

Premetto che le prime sensazioni furono tutt’altro che piacevoli: quel che ho sempre apprezzato degli spezzini è sempre stato il loro lato più “selvaggio e zozzo” presente in Dead End City o Walking The Walk e abituarsi a questa nuovo sound non è stato affatto semplice.

Di questo disco, se ne è parlato molto: E’ un gran disco – Non mi piace – Si sono evoluti – Non sono più quelli di una volta  ecc. Avrò letto mille recensioni e sentito altrettanti pareri, tutti discordanti.

Ma quindi com’ è per me questo disco?

E’ un po’ come quando da ragazzino prendevo le prime sbronze con il whisky più schifoso del supermercato e poi a mano a mano che sono cresciuto e ho iniziato ad avere qualche soldo in tasca ho preferito sorseggiare un bel Jameson.

Per dirla alla Paolo Ziliani, raffinato.

Al primo ascolto mi chiesi, come credo un pò tutti, dove fossero finite le chitarre distorte, marchio di fabbrica della band. Beh, quel sound è ormai archiviato,  ripulite le chitarre la virata è verso un sound rock and roll con forti influenze r&b/soul arricchito da cori femminili e fiati: il filo conduttore che lega il passato al presente dei Peawees resta la splendida voce di Hervè, calda e intensa come non mai.

E’ un disco senza dubbio di cambiamento e contemporaneamente può essere visto come una sorta di tributo verso mostri sacri come Elvis, Otis Redding, Jerry Lee Lewis, Buddy Holly ecc ecc.

Il livello compositivo è davvero elevato e pezzi come Memories are gone,  Good Boy Mama, Leave It Behind, ne sono la più evidente dimostrazione.

Chiude il disco la ballad Count me out, autentica chicca del disco e senza dubbio la mia preferita.

In conclusione, consiglio Leave It Behind ai punk-rockers mentalmente elastici, tutti gli altri statene alla larga, correreste il rischio di non capire un grande album.

 

Devil Dogs – 03.11.2012 – Live @ El Sol (Madrid)

Insieme con mezzo New Jersey e lo stato di New York, l’uragano Sandy è stato capace di spazzare via anche i miei sogni di visitare la città natale dei Fast Four. Il piano B sulla carta era senza dubbio meno attrattivo, ma tutto sommato rifare un bel giretto per il centro-nord della Spagna non mi è dispiaciuto affatto.

E così, tra una passeggiata e l’altra lungo la Gran Via di Madrid mi è capitato di scorgere uno “strano” manifesto: DEVIL DOGS – g Live @ El Sol.

Ho subito pensato a un gruppo qualsiasi spagnolo che suonava nel classico pubbetto universitario e dico: “Sai, uno dei miei gruppi preferiti si chiama così, peccato che non suonino più, li adoro”.

Incuriosito dal fatto che il “gruppetto” in questione suonasse in uno dei club più importanti di Madrid, verifico al volo su internet e vedo che sono proprio una nuova formazione dei Devil Dogs riuniti di recente in formazione originale, meno il cantante: a quanto pare gli screzi tra Steve B. e Andy G. sono rimasti insanabili.

La formazione è quindi composta da: Steve Baise al basso/voce, Mike Mariconda (storico produttore del garage-punk) alla chitarra/cori e Joe Vincent alle pelli/cori.

Come un idiota, mi si stampa un sorriso sul volto e modificato l’itinerario di viaggio pianifichiamo un rientro anticipato a Madrid per poter assistere al concerto.

Superato lo shock per i 23 € del prezzo d’ingresso, entriamo nel club verso le 23:00: il locale è inspiegabilmente semi-vuoto, ma non appena il terzetto sale sul palco spuntano come le blatte i rockers iberici: la sala conta circa 100/120 presenze tra giovanotti e vecchie leve, probabilmente il prezzo decisamente elevato, soprattutto per gli standard spagnoli in questo periodo di forte crisi, ha frenato i meno entusiasti di questo tour/reunion.

L’inizio è subito una bomba: Stuck in 3rd Gear, Go On Girl, Don’t Do It, Dance With You.

Sinceramente per qualche secondo mi è passato per la mente di poter assistere a un concerto tipo ultimi-Misfits ma per fortuna mi sono sbagliato; ok che sostituire Andy G, soprattutto alla voce, non è facilissimo ma Crazy Steve fa il suo dovere egregiamente.

Tra l’altro credo sia uno dei migliori bassisti-cantanti che abbia visto dal vivo: preciso, pulitissimo e molto tecnico.

Spaziando per tutta la discografia del gruppoi newyorkesi eseguono quasi tutte le hits e tra una chicca e l’altra eseguono Baby I’m A King, I Don’t Believe You, Once Around The Block, Pussywhipped, 6th Ave Local, Chinatown.

A metà concerto, hanno eseguito un presunto inedito, una semi-ballad intitolata Can’t Say No: a quanto pare qualcosa bolle in pentola, magari spunterà un nuovo 7”?

Dopo un’oretta di concerto con pochissime pause intervallate da qualche battuta di Steve e Joe c’è la prima pausa.

Dopo circa due minuti con il pubblico che inizia a richiamare i beniamini, i Devil Dogs si ripresentano sul palco ed eseguono altre 3 canzoni tra cui Long Gone a grandissima velocità.

Salutano e vanno nel backstage, mi fiondo quindi sul palco, e anticipando alla Materazzi uno spagnolo ubriaco marcio mi intasco – meritatamente per lo scatto – la setlist.

Ma quando tutto sembra finito dopo 5 minuti, inaspettatamente risalgono ancora sul palco.

Dopo qualche minuto passato per far funzionare l’amplificatore del basso apparentemente morto, i DD riprendono a suonare tre pezzi fuori scaletta, inclusa la cover di Burnin Love di Elvis.

Ho chiesto insistentemente anche la cover di Backstage, ma non sono stato preso in considerazione. Peccato.

Avrei voluto sentire anche So Young, ma va benissimo così, alla fine è stato una graditissima sorpresa potere vedere dal vivo una delle mie band preferite e mi ritengo ipersoddisfatto.

Unico neo della serata il banchetto: non c’era nemmeno un disco dei Devil Dogs, c’era qualche cd dei Los Chicos ( uno dei gruppi di Mariconda), ma niente che potesse interessarmi realmente.

Acquisto quindi la maglietta del tour, stacco un flyer della serata e mi dirigo verso l’uscita ampiamente soddisfatto.

Spero di rivederli presto da queste parti, magari se uscirà nuovo materiale ci sarà la possibilità di un nuovo tour che tocchi anche il Belpaese, nel frattempo incrociamo le dita ed esultiamo per il ritorno sui palchi della migliore garage-punk band di tutti i tempi!