The Mugwumps – 2007 – Banana Brain

Ok, avete presente il disco perfetto che vorreste ascoltare dopo ogni acquisto? Eccolo qui.

Potrebbe finire già così la recensione di Banana Brain uscito oramai nel 2007 per la Bachelor Records in vinile (500 copie numerate a mano, la mia è la 432) e in cd, l’anno successivo, dalla sempre attenta Monster Zero di Kevin Aper. In ogni caso faremo un passo indietro, e parleremo in breve della band e del disco, una vera gemma che consiglio a tutti di avere nella propria collezione di dischi.

The Mugwumps ( da non confondere con la rock band americana ) sono/furono un terzetto punk rock proveniente dal Tirolo, Austria con alle spalle una breve ma validissima discografia: oltre al disco in recensione, gli austriaci hanno pubblicato due 7″ “…Slit Your Tire” per la Varmint Records“Do Time”  per la It’s Alive Records . Dopodichè (purtroppo) il silenzio più assoluto.

L’album è stato registrato (in due soli giorni) e mixato al Madras Prison Studio di Monaco per mano di Hank Spinalzo, vecchia conoscenza del rock ‘n roll tedesco. Il master invece è opera di Hartmut Welz, mentre foto e grafica sono state realizzate da un certo Mario. All’interno è presente anche un bel librettino dal sapore DIY/old school con tanto di testi, foto e info del disco; giusto per rendere il tutto ancora più figo.

Banana Brain comprende 10 pezzi al fulmicotone con temi, spesso ironici e amati dai punk rockers:  ragazze, amori, invasioni aliene, club di merda e scena ( a quanto pare nemmeno in Austria sono messi così bene!). Il sound mi ricorda piacevolmente i Riverdales, Retarded e The Vapids: se amate queste band non potrete fare a meno di adorare anche questo disco! I pezzi sono pressoché essenziali come il Vangelo del Three-Chords impone: zero assoli, zero virtuosismi, qualche coretto, ritornelli super-catchy e tanta velocità: insomma cosa si vuole di più da un disco punk-rock?

Individuare i pezzi migliori per me è davvero un compito troppo difficile, brani come Don’t Have A Clue, That Heartbeat, Banana Brain, We Hate Your Club o Radiate My Brain entrano dritti nel cuore al primo ascolto, c’è poco da fare. Compratelo e basta, cazzo!

Il gruppo è in stand-by dal 2009 ma l’ultima newsletter della Monster Zero parla di una nuova uscita (Mugwumps pubblicheranno una cassetta con 20 canzoni per Campfire Tapes – Questo non è uno scherzo!): sinceramente non ho capito quanto questa notizia possa essere veritiera, sta di fatto che le ultime notizie pubblicate dalla band sul proprio sito, ormai molto tempo fa, parlavano di 6 pezzi registrati per un 7″ e 14 pezzi pronti per un nuovo full length…se la matematica non è un opinione….

Incrociamo le dita!

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TRACKLIST:

01 – Alien Motion Technology

02 – Talk To Me

03 – Don’t Have A Clue

04 – Banana Brain

05 – That Heartbeat

06 – We Hate Your Club

07 – The Sign

08 – You’re A Sneak

09 – Radiate My Brain

10 – Red Beret

BAND:

Chris Mug – vocals, guitar

Andy Hectic – drums

Hank Hollywood – bass, back-ups

LABELS:

BACHELOR RECORDS / MONSTER ZERO

Caroline & The Treats + The Sensibles – 04.01.2013 – Live @ CSA Magazzino 47 (BS)

Ho dei ricordi piuttosto annebbiati dell’ultima volta che vidi Caroline & The Treats: era il Capodanno di due anni fa, ma soprattutto era la reunion delle Gambe Di Burro.  Ricordo che fu una serata molto divertente e a dir poco delirante, chi c’era quella sera (fino alla fine) al Devil’s Den, saprà il perchè.

Da quel giorno in poi la giunonica Caroline è passata diversa volte in Italia, ma per un motivo o l’altro ho sempre paccato, questa volta invece accetto l’invito di MaxRozzo (“andiamo a vedere i Sensibles?“) e si va a Brescia, destinazione Magazzino 47.

Giunti alla meta, mi accorgo con enorme piacere che ci sono tantissime persone (mai come questa volta ho visto così tante donne a un concerto!!!) e questo contribuisce a  mettermi senza dubbio di buon umore.

Giusto il tempo di salutare un po’ di gente e di spulciare i vari banchetti che salgono sul palco i The Sensibles. Purtroppo l’inizio non è dei migliori a causa dei volumi, soprattutto dei microfoni, a dir poco irritanti: la sensazione da fuori è che la voce di Stella sia quella di GG Allin, per fortuna l’incubo dura solo 2 canzoni e, rientrato tutto nella normalità, posso finalmente godermi il concerto.

I Sensibles in formazione oramai consolidata, non sono più una novità e chi ha avuto modo di vederli ( amici americani, la scorsa estate sono stati anche dalle vostre parti!) potrà solo confermare che sono una band molto interessante e che sa il fatto suo.

Hanno suonato praticamente tutti i pezzi della loro discografia più un paio di inediti che dovranno uscire nel prossimo futuro: voci di corridoio parlano di un possibile EP!

Hanno suonato la loro mezz’oretta in maniera egregia, mi sono piaciuti e tutti i presenti in generale hanno gradito: indici all’aria, piedi che andavano su e giù, e qualcuno ballava pure, insomma cosa si vuole di più?

Tempo di un rapido cambio di palco ed è il turno dei norvegesi.

Sorprendentemente mi accorgo che alla chitarra non c’è più Morten degli Yum Yums sostituito da un giovane ragazzo che se la porterà piuttosto bene. I pezzi del nuovo disco Saturday Night, Rock & Roll non li conosco, cerco quindi di stare attento il piú possibile per vedere se merita effettivamente l’acquisto. L’inizio a dire il vero non fa ben sperare, i primi pezzi eseguiti mi sembrano un po’ spenti, ma man mano che i norvegesi suonano, cresce il ritmo, l’atmosfera si riscalda e la gente inzia a ballare, cantare e interagire con Caroline creando proprio una bel clima di festa, trasformando quindi le mie perplessità iniziali in una gradevolissima sensazione di piacere. Tra un pezzo e l’altro, ne eseguono anche qualcuno del precedente album e Caroline, con tanto di tacchi a spillo, salta e sculetta come una forsennata mostrando in pieno anche le doti di ballerina. Tutto il pubblico, me compreso, gradisce la performance e dopo un’oretta (con tanto di “one more song”) Caroline & The Treats scendono dal palco anche loro ampiamente soddisfatti dell’ andamento della serata. Giro di saluti, un po’ di shopping al banchetto dei due gruppi e quindi si rientra a Milano felice e con 50 euro in meno in tasca.

Bella serata, bravi i The Sensibles brava Caroline & The Treats!

The Manges/The Apers – 2012 – The Manges Play the Apers, The Apers Play The Manges

Per promuovere il recente tour che ha visto The Apers e The Manges “conquistare” il Giappone, il meglio del meglio del punk-rock europeo, consolida l’unione con uno split in edizione limitata curato dalla label nipponica DUMB Records, organizzatrice anche del tour.

Sfruttando quindi i saldi natalizi (scemo chi non l’ha fatto!) della Monster Zero, parte quindi un super-ordine comprendente questo bel 7”, vera e propria chicca per collezionisti.

La grafica è stata curata da Mass Mosrite, bassista dei Manges; mentre il mostriciattolo in copertina è l’ennesima figata di Riccardo Bucchioni

L’idea alla base dello split, (intuibile dal titolo) è abbastanza semplice:  le band si tributano reciprocamente completando poi il proprio lato con una cover dei Ramones.

La scelta dei The Apers cade quindi su Another Day, pezzo estratto da Go Down e Tomorrow She Goes Away da Mondo Bizzarro.

Invece i The Manges optano per It’s All Over You Know di Reanimate My Heart, e Go Mental tratto da Road To Ruin.

C’è poco da dire, è un dischetto ben riuscito ed entrambe le band svolgono il proprio lavoro in maniera senza dubbio egregia: si può discutere al massimo sulla scelta dei pezzi.  Sotto questo punto di vista forse pendo un po’ di più per il lato dei The Apers partendo dal presupposto che ho apprezzato tantissimo le scelte di entrambe le band, decisamente di classe e nient’affatto banali.

Il disco è andato in pochissimo tempo in SOLD-OUT, quindi se non l’avete preso oramai siete praticamente fottuti. Tuttavia, per i peccatori, esiste ancora una piccola possibilità: è apparso uno speranzoso COMING SOON nello Striped Punk Rock Shop dei Manges, tenete quindi gli occhi aperti perchè con uno po’ di fortuna potrete beccare qualche copia avanzata dal tour asiatico o più probabilmente una nuova stampa versione europea.

TRACKLIST:

THE APERS Side

1. Another Day (The Manges)

2. Tomorrow She Goes Away (The Ramones)

THE MANGES Side

1. It’s All Over You Know (The Apers)

2. Go Mental (The Ramones)

BANDS:

THE APERS:

Kevin Aper – Vocals, Bass

Ivo Backbreaker – Drums

Max Power – Guitar

Mikey Bat Bite – Guitar

THE MANGES:

Mass: bass

Manuel: drums

Mayo: guitar

Andrea: guitar, vocals

Teenage Bubblegums + Teenage Gluesniffers + Topper Harleys – 09.11.2012 – Live @ Arci Lo-Fi (MI)

Domenica sera. Freddo bestiale e tanta noia. Cosa c’è di meglio di un bel concerto dopo una abbuffata colossale alla fiera dell’artigianato?

Come nei migliori dei sogni, l’inizio del concerto è previsto tassativamente per le 21 in punto, solo che oltre a dimenticare la macchina fotografica (quindi niente foto della serata) arrivo clamorosamente in ritardo perdendomi il primo gruppo, i Topper Harleys.

Onestamente non li ho mai visti dal vivo e mi sarebbe piaciuto arrivare in tempo; SNAFU parla anche di un bel disco d’esordio, facendo aumentare quindi il mio rammarico.

Chiedo quindi a uno dei presenti di farmi un resoconto di quanto mi sono perso e mi scrive:

Posso dirti che avevano dei suoni ottimi e che hanno fatto una buona prestazione. Canzoni cantate un po’ da Manuel (voce monocorde, ma molto adatta al punkrock) e un po’ da Andre (voce a tratti troppo “epica”, ma non dissimile da quella di Luca Crummy Stuff). Ho riconosciuto una cover dei Chixdiggit, ma forse ne hanno fatte altre

Mi fido ciecamente, mi rode il culo ancora di più.

Arrivo giusto in tempo per l’inizio dei Teenage Gluesniffers.

A differenza degli altri concerti al LO-FI, questa volta si suona nella saletta d’ingresso/bar.

Ed è la seconda scelta azzeccatissima da parte del buon Giacomo Sensible! Il pubblico non è numeroso, ma si riesce comunque a creare una buona atmosfera per i soliti pochi intimi, nonostante la funerea presenza di qualche becchino vagante per il locale.

Contro ogni aspettativa, anche l’acustica è incredibilmente buona, ci sono quindi tutti i presupposti per divertirsi, faccio in tempo a scegliere il mio angolino che i ragazzi aprono le danze.

I Teenage Gluesniffers, mi sono piaciuti di più rispetto le ultime volte. Senza fronzoli e senza perdite di tempo, hanno fatto il loro onesto show di una mezz’oretta circa, suonando quasi tutti i pezzi del mini-album uscito recentemente Chinese Demography (consiglio di ascoltarlo e di comprare la cassettina totalmente DIY, viva gli anni ’90!), più altri della restante discografia.

Cambio veloce di palco, giusto il tempo di una rapida birretta, ed è il turno dei Teenage Bubblegums.

Terza tappa di un mini-tour che si concluderà la prossima settimana al Monster Zero Mash, i 3 giovani forlivesi hanno fatto uno show praticamente senza pause, diviso in 3 grandi “blocchi”.

Hanno spaziato su tutta la discografia e in particolare sul nuovo album, a memoria ricordo 3 A.M, Cotton Candy, Night At The Movies, Come Back Home, che tra l’altro sono le mie preferite. Il soldato Ame Bumpkin mi fa notare anche una cover dei Beatles, ma onestamente non l’avevo riconosciuta.

Creando uno storico e piacevole precedente alle 23:10, il concerto è già terminato.

Bella prova anche per loro, non li vedevo da quando furono in tour la scorsa primavera con i 20 Belows: li ho trovati decisamente migliorati e in ottima forma.

Altra birretta, si scambia ancora qualche chiacchiera con i pochi presenti rimasti e dopo aver acquistato il disco dei TB (presto ne parleremo!) felice e contento rientro a casa.

Bravi tutti e viva i concerti che iniziano alle 21!

The Peawees – 2011 – Leave It Behind

Dopo oltre un’anno dalla pubblicazione, finalmente ho l’occasione di parlare di questo disco che comprai praticamente al release party ma che per svariati motivi, non sono mai riuscito ad ascoltare, se non distrattamente in streaming.

Mi capitò di vederli dal vivo aprendo un memorabile concerto dei Bad Religion mostrando i primi segnali di cambiamento, ulteriori indizi erano presenti nella compilation 50 della Stardumb Records ,divenuti, infine, prove schiaccianti con Leave It Behind.

La grafica del disco è ben curata, in copertina ritroviamo un’opera, To Beauty del dadaista Otto Dix c’è anche il foglietto con i testi (a dire il vero non ce ne sarebbe nemmeno bisogno perchè la pronuncia di Hervé è davvero chiara) rendendo il vinilozzo davvero appetibile anche graficamente.

Premetto che le prime sensazioni furono tutt’altro che piacevoli: quel che ho sempre apprezzato degli spezzini è sempre stato il loro lato più “selvaggio e zozzo” presente in Dead End City o Walking The Walk e abituarsi a questa nuovo sound non è stato affatto semplice.

Di questo disco, se ne è parlato molto: E’ un gran disco – Non mi piace – Si sono evoluti – Non sono più quelli di una volta  ecc. Avrò letto mille recensioni e sentito altrettanti pareri, tutti discordanti.

Ma quindi com’ è per me questo disco?

E’ un po’ come quando da ragazzino prendevo le prime sbronze con il whisky più schifoso del supermercato e poi a mano a mano che sono cresciuto e ho iniziato ad avere qualche soldo in tasca ho preferito sorseggiare un bel Jameson.

Per dirla alla Paolo Ziliani, raffinato.

Al primo ascolto mi chiesi, come credo un pò tutti, dove fossero finite le chitarre distorte, marchio di fabbrica della band. Beh, quel sound è ormai archiviato,  ripulite le chitarre la virata è verso un sound rock and roll con forti influenze r&b/soul arricchito da cori femminili e fiati: il filo conduttore che lega il passato al presente dei Peawees resta la splendida voce di Hervè, calda e intensa come non mai.

E’ un disco senza dubbio di cambiamento e contemporaneamente può essere visto come una sorta di tributo verso mostri sacri come Elvis, Otis Redding, Jerry Lee Lewis, Buddy Holly ecc ecc.

Il livello compositivo è davvero elevato e pezzi come Memories are gone,  Good Boy Mama, Leave It Behind, ne sono la più evidente dimostrazione.

Chiude il disco la ballad Count me out, autentica chicca del disco e senza dubbio la mia preferita.

In conclusione, consiglio Leave It Behind ai punk-rockers mentalmente elastici, tutti gli altri statene alla larga, correreste il rischio di non capire un grande album.

 

Devil Dogs – 03.11.2012 – Live @ El Sol (Madrid)

Insieme con mezzo New Jersey e lo stato di New York, l’uragano Sandy è stato capace di spazzare via anche i miei sogni di visitare la città natale dei Fast Four. Il piano B sulla carta era senza dubbio meno attrattivo, ma tutto sommato rifare un bel giretto per il centro-nord della Spagna non mi è dispiaciuto affatto.

E così, tra una passeggiata e l’altra lungo la Gran Via di Madrid mi è capitato di scorgere uno “strano” manifesto: DEVIL DOGS – g Live @ El Sol.

Ho subito pensato a un gruppo qualsiasi spagnolo che suonava nel classico pubbetto universitario e dico: “Sai, uno dei miei gruppi preferiti si chiama così, peccato che non suonino più, li adoro”.

Incuriosito dal fatto che il “gruppetto” in questione suonasse in uno dei club più importanti di Madrid, verifico al volo su internet e vedo che sono proprio una nuova formazione dei Devil Dogs riuniti di recente in formazione originale, meno il cantante: a quanto pare gli screzi tra Steve B. e Andy G. sono rimasti insanabili.

La formazione è quindi composta da: Steve Baise al basso/voce, Mike Mariconda (storico produttore del garage-punk) alla chitarra/cori e Joe Vincent alle pelli/cori.

Come un idiota, mi si stampa un sorriso sul volto e modificato l’itinerario di viaggio pianifichiamo un rientro anticipato a Madrid per poter assistere al concerto.

Superato lo shock per i 23 € del prezzo d’ingresso, entriamo nel club verso le 23:00: il locale è inspiegabilmente semi-vuoto, ma non appena il terzetto sale sul palco spuntano come le blatte i rockers iberici: la sala conta circa 100/120 presenze tra giovanotti e vecchie leve, probabilmente il prezzo decisamente elevato, soprattutto per gli standard spagnoli in questo periodo di forte crisi, ha frenato i meno entusiasti di questo tour/reunion.

L’inizio è subito una bomba: Stuck in 3rd Gear, Go On Girl, Don’t Do It, Dance With You.

Sinceramente per qualche secondo mi è passato per la mente di poter assistere a un concerto tipo ultimi-Misfits ma per fortuna mi sono sbagliato; ok che sostituire Andy G, soprattutto alla voce, non è facilissimo ma Crazy Steve fa il suo dovere egregiamente.

Tra l’altro credo sia uno dei migliori bassisti-cantanti che abbia visto dal vivo: preciso, pulitissimo e molto tecnico.

Spaziando per tutta la discografia del gruppoi newyorkesi eseguono quasi tutte le hits e tra una chicca e l’altra eseguono Baby I’m A King, I Don’t Believe You, Once Around The Block, Pussywhipped, 6th Ave Local, Chinatown.

A metà concerto, hanno eseguito un presunto inedito, una semi-ballad intitolata Can’t Say No: a quanto pare qualcosa bolle in pentola, magari spunterà un nuovo 7”?

Dopo un’oretta di concerto con pochissime pause intervallate da qualche battuta di Steve e Joe c’è la prima pausa.

Dopo circa due minuti con il pubblico che inizia a richiamare i beniamini, i Devil Dogs si ripresentano sul palco ed eseguono altre 3 canzoni tra cui Long Gone a grandissima velocità.

Salutano e vanno nel backstage, mi fiondo quindi sul palco, e anticipando alla Materazzi uno spagnolo ubriaco marcio mi intasco – meritatamente per lo scatto – la setlist.

Ma quando tutto sembra finito dopo 5 minuti, inaspettatamente risalgono ancora sul palco.

Dopo qualche minuto passato per far funzionare l’amplificatore del basso apparentemente morto, i DD riprendono a suonare tre pezzi fuori scaletta, inclusa la cover di Burnin Love di Elvis.

Ho chiesto insistentemente anche la cover di Backstage, ma non sono stato preso in considerazione. Peccato.

Avrei voluto sentire anche So Young, ma va benissimo così, alla fine è stato una graditissima sorpresa potere vedere dal vivo una delle mie band preferite e mi ritengo ipersoddisfatto.

Unico neo della serata il banchetto: non c’era nemmeno un disco dei Devil Dogs, c’era qualche cd dei Los Chicos ( uno dei gruppi di Mariconda), ma niente che potesse interessarmi realmente.

Acquisto quindi la maglietta del tour, stacco un flyer della serata e mi dirigo verso l’uscita ampiamente soddisfatto.

Spero di rivederli presto da queste parti, magari se uscirà nuovo materiale ci sarà la possibilità di un nuovo tour che tocchi anche il Belpaese, nel frattempo incrociamo le dita ed esultiamo per il ritorno sui palchi della migliore garage-punk band di tutti i tempi!

 

The Ponches – 2012 – The Long Goodbye

In occasione del centesimo concerto dei Tough del 21 Settembre, obbligatoriamente ci si è organizzati con una bella macchinata direzione Piacenza vista l’occasione proprio ghiotta: si festeggiano i Tough, ma suonano anche i Ponches.

Ho ascoltato qualche pezzo su youtube e letto diverse recensioni fidate con verdetto pressocchè unanime sia per lo split con Johnny Terrien and the Bad Lieutenants (ne parlerò più avanti) che per “The Long Goodbye“: ci sono quindi tutti i presupposti per fare spesa al banchetto dei Ponches.

Mettici pure che si parla un gran bene di questi ragazzi e la curiosità raggiunge livelli stellari, mea culpa non averli mai visti dal vivo prima perchè oltre a suonare veramente bene, hanno dei pezzi strepitosi e questo bel CD ne è proprio la prova!

La grafica del cd – realizzata da Tony Kelvin, bassista della band – è semplice ma ben curata nei dettagli e oltre a una simpatica personalizzazione del logo della Monster Zero versione astronauta, c’è tutto quello che ci deve essere in un libretto: testi (Dee Dee benedica ogni band che li mette!), crediti, ringraziamenti, e anche una foto del gruppo.

I 4 torinesi, sotto l’ala prottetrice di Andrea Manges (ospite in due canzoni), sparano 12 pezzi in 20 minuti  davvero eccellenti: il sound della band è palesemente influenzato dai Manges, una delle mie band preferite in assoluto ma, attenzione, qui non stiamo parlando di un banale scimmiottamento; assimilata la lezione spezzina i ragazzi esprimono la propria creatività sviluppando un proprio sound con risultati davvero notevoli. Permettetemi il termine, ecco a voi il primo caso perfettamente riuscito di mangescore!

I brani, tutti decisamente veloci, si susseguono con ritornelli super-catchy e “poppettosi” e dopo 2-3 ascolti non mi è affatto venuto difficile canticchiare qualche canzone come “Easy Come Easy Go”, “Star Wars Inside Me” (la sola citazione di Star Wars mi fa perdere obiettività), “It’s all up to you” e “Korean Ship On The Horizon” che a mio avviso sono tra i pezzi migliori.

Curiosa e ben riuscita anche la cover You Ain’t Seen Nothing Yet  : dimezzata la durata e forgiata su una struttura essenziale (quel balbettìo è troppo fico!) il pezzo ha assunto la caratteristiche di un vero e proprio brano punk-rock; per come la vedo io, se è necessario mettere una cover in un album, molto meglio una interpretazione come hanno fatto loro, anziché il solito brano dei Ramones che tanto sarà sempre imparagonabile con l’originale.

E chi se ne frega se la pronuncia a volte non è impeccabile, questo è un disco che bisogna a tutti i costi avere, c’è poco da aggiungere.

Accattativillo che difficilmente resterete delusi!

TRACKLIST

01 – The 13th Round
02 – Easy Come Easy Go (feat. Andrea Manges)
03 – Casablanca Cafè
04 – It’s All Up To You
05 – Ferriera Beach
06 – Korean Ships On The Horizon (feat. Andrea Manges)
07 – Star Wars Inside Me
08 – You Ain’t Seen Nothing Yet (Bachman–Turner Overdrive)
09 – The Girl On The Telephone
10 – Not Fine
11 – Sleeping
12 – The Long Goodbye

LINE-UP

Zack: voce, chitarra
Bolzo: chitarra
Tony: basso
Larry: voce, batteria

 

Hard-Ons + Tough + Teenage Gluesniffers – 19.10.2012 – Live @ Arci Lo-Fi (MI)

Con qualche giorno di ritardo, mi appresto a scrivere un breve report sul recente passaggio a Milano degli australiani Hard-Ons. Definire cosa fanno è sempre stato un problema: punk-rock? pop-punk? hardcore?metal? ma chi se ne fotte!  Spaccano i culi ed ero proprio curioso di vederli.

La capatina alla fine era d’obbligo soprattutto perché il posto è veramente a due passi da casa mia. La location è l’ Arci  Lo-Fi, che negli ultimi anni si sta rivelando uno dei posti più interessanti per le ottime serate che sta organizzando.

Mi avvio quindi al concerto, inizio previsto per le 22:30 circa, come al mio solito arrivo un po’ in ritardo e preso da una chiacchierata fuori con qualche amico su quella che potrà essere la scaletta degli Hard-Ons, mi perdo l’inizio dei Teenage Gluesniffers.

Recentemente è uscito il loro nuovo album, Chinese Demography, che potete ascoltare qui.

Dentro il locale c’è già parecchia gente ma la maggior parte è interessata ai vari banchetti di dischi o a sorseggiare qualche birra, io mi posiziono davanti e seguo con interesse i pezzi. I ragazzi si divertono e anche io ascolto con piacere il concerto. Passata una mezz’oretta scarsa, tra una dedica e l’altra e l’esecuzione dei pezzi del nuovo album, scendono dal palco ed è il turno dei Tough, che non hanno bisogno certo di presentazioni, essendo una delle realtà più interessanti del Belpaese.

Li ho visti diverse volte e in diverse circostanze, ma secondo me, questa volta hanno proprio spaccato! Anche loro hanno suonato circa una mezz’oretta e, come i Ramones ordinano eseguono uno dopo l’altro i pezzi secondo me più belli della loro discografia come Daddy Beats Me, Ramones On My Stereo, Radio Pop, Blood And Candies, Beer Motherfucker,Wasted ecc ecc, c’è spazio anche per i pezzi dello split con gli Invalids, Claire degli Stinking Polecats, e il giusto tributo ai Ramones (l’esecuzione di Crummy Stuff è ormai un “classico” della band). Il pubblico sempre più numeroso gradisce l’esibizione: si canta, e gli indici alzati sono davvero tantissimi.

Sarà stata la scaletta tirata o il feeling che cresce sempre di più tra i ragazzi, ma questa è stata la volta che mi sono piaciuti di più in assoluto. Promossi a pienissimi voti!

Presto, entreranno in studio per la registrazione del nuovo album, a questo punto non ci resta che aspettare.

Scaldato, il pubblico adesso numerosissimo, è il momento degli Hard-Ons. Il pubblico attende, soprattutto nelle prime file, l’inizio del concerto.

Ci sono tantissime facce nuove e qualche “anzianotto” tornato giovane per l’occasione: tutto ciò conferma che molta gente si muove oramai solo quando ci sono i “nomi grossi”.

Salgono sul palco e iniziano a bomba, eseguono pezzi velocissimi al limite del trash-metal:  assoli kilometrici, growl a go-go, basso super pompato e batteria che pesta di brutto. Mi sembra di vivere un’incubo e la conferma avviene quando vedo nelle prime file qualcuno che, anziché alzare l’indice al cielo, esegue il gesto delle corna. Brrr, brividi di freddo! Sono nel posto sbagliato!

Dietro di me qualcuno dice: “C’è poco da fare, il lato pop l’hanno abbandonato, oramai fanno questo!“.

Come non dargli ragione! Verso, metà concerto alleggeriscono i toni e spunta qualche pezzo più pop, come Sit Beside You: inizia quindi a stamparsi sul mio viso un sorriso ebete di purissimo gradimento.

Gli Hard-Ons, tentano di interagire con il pubblico, ma ben pochi capiscono le battute (Blackie che dà del cinese a Ray) e tra una metallata e l’altra spuntano i classici della band come Suck And Swallow o Think About You Every Day. Siparietto divertente a metà concerto: il pubblico chiede insistentemente Girl in the sweater, loro rispondono “Si, eccola, la facciamo adesso”, in realtà eseguono una metallata terrificante.

Verso fine concerto, quando l’ago della bilancia pende inesorabilmente verso il disappunto, gli Hard-Ons eseguono i pezzi che volevo sentire davvero come “Where Did She Come From?” e “Girl in the sweater”, equilibrando alla grande le metallate che ho faticato a digerire.

Finito il concerto tutto sommato soddisfatto, saluto rapidamente qualche amico e scappo di corsa a casa, visto il volo che mi attende da lì a poco. Con infinito disappunto sono costretto a  saltare il rito del banchetto che si prospettava davvero interessante, spero ci sarà presto occassione per rifarsi.

PS: piccolo OFF-TOPIC, voglio esprimere la mia massima solidarietà al LO-FI, ad Hard-Staff e Vampata per quanto è successo al concerto dei MAD SIN.

Non esistono scuse e motivazioni valide per un gesto così ridicolo e irrispettoso verso i fan e gli organizzatori da parte di un gruppo che dovrebbe essere formato da professionisti.

Scendete dal piedistallo, per favore, manco foste i Beatles!

Dee Dee Ramone – 2000 – Greatest & Latest

Ok. Come si può iniziare una recensione con l’obiettivo dell’imparzialità quando in realtà si parlerà del proprio musicista preferito in assoluto?

A dire il vero, i greatest hits, li ho sempre considerati un po’ inutili; possono servire come mezzo per farsi una conoscenza-lampo di una band ma per il resto sono commercialate per spillare soldini.
Ma alla fine stiamo parlando di Sua Maestà, quindi l’obiettività e i preconcetti possono andare a farsi fottere tranquillamente: Dee Dee è sempre Dee Dee, tutto il resto non conta, quindi carico  il disco sul carello virtuale e acquisto.
Attendo con ansia l’arrivo del pacchettino da Amazon (prezzo ridicolo!) e inizia la fase maniacale pre-ascolto: SFOGLIARE IL LIBRETTO! In realtà c’è poco da sfogliare: ci sono solo tre pagine!
Ok, la Eagle Records si definisce una label indipendente (WTF!), ma CAZZO! Si tratta di una raccolta, volete spendere qualche soldino in più, mettere qualche foto in più e far scrivere una dedica, un pensiero, due cazzate a Dee Dee per tutti i fan? Sfogo a parte, interessante è senza dubbio la line-up: Dee Dee oltre che alla voce, si dedica alla chitarra; la moglie Barbara Zampini (se sei sposata con un Ramone non vuol dire che puoi chiamarti anche tu Ramone!) al basso e alla voce ( non mi fa impazzire ); Chris Spedding alla chitarra, produttore e co-autore del mixaggio con Josh Achziger; chiude la formazione Chase Manhattan alla batteria.
Sul disco c’è poco da dire: ci sono praticamente i pezzi più popolari dei Ramones, 3 cover, la re-incisione di Fix Yourself Up (già presente in Zonked!)  più un solo inedito, Sidewalk Surfin’ che nella versione del disco che ho acquistato è presente anche in strumentale.
Trovo strepitosa Motorbiking, canzone che portò al “successo” anni prima lo stesso Spedding: mettetevi il chiodo, occhialazzi da sole super tamarri, salite su un Harley Davidson e partite a razzo lungo la polverosa Route 66 (in realtà sei sulla Paullese, scemo.): Dee Dee vi farà compagnia alla grande!
E’ un disco che ascolto sempre con piacere: non aggiunge, certo, niente di nuovo alla strepitosa carriera di quel genio di Douglas Colvin, ma se anche voi avete un brivido solo a sentirgli dire one-two-three-four, sentrirete l’obbligo morale di acquistarlo e porlo magari di lato ai dischi solisti del fratellino Joey (spero di acquistare ...Ya Know quanto prima).

Consigliato ai feticisti.

TRACKLIST

01 – Blitzkrieg Bop
02 – Time Bomb
03 – Sheena Is a Punk Rocker
04 – Motorbikin` (Chris Spedding)
05 – I Wanna Be Sedated
06 – Cretin Hop
07 – Teenage Lobotomy
08 – Gimme Gimme Shock Treatment
09 – Shakin’ All Over (Johnny Kidd)
10 – Come On Now
11 – Cathy’s Clown (Everly Brothers)
12 – Pinhead
13 – Rockaway Beach
14 – Fix Yourself Up (Dee Dee Ramone)
15 – Sidewalk Surfin’ (Dee Dee Ramone – Barbara Ramone)
16 – Beat On the Brat
17 – Sidewalk Surfin’ (versione strumentale, bonus track in alcune importazioni straniere)

LINE-UP

Dee Dee Ramone – voce e chitarra
Barbara Ramone – voce e basso
Chase Manhattan – batteria

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